Category Archive Materiale sostenibile

Le prime scarpe biodegradabili e vegane.

Il primo prototipo di scarpe biodegradabili e vegane è stata realizzata da Jillian Silverman e Wing Tang, due studentesse del dipartimento di moda e abbigliamento dell’Università del Delaware, con un materiale bio-composito, rinnovabile e proveniente in modo sostenibile dai comuni prodotti regionali. 

Le scarpe biodegradabili realizzate sono state presentate all’Esposizione Nazionale di Design Sostenibile, durante il Festival Americano di Scienza e Ingegneria che si è tenuto a Washington il 7-8 aprile di quest’anno.

Students in the Fashion Design program design shoes made from mushrooms.

“L’industria della moda produce un sacco di spreco, perciò la sostenibilità sta diventando un obiettivo comune a molti. È difficile credere che le persone cambino le loro abitudini di consumo ma queste scarpe, quando te ne stanchi o si rovinano, possono andare a finire nei rifiuti organici invece che in discarica”.  Jillian Silverman

Il progetto è iniziato nel 2015, quando la Silverman ha condotto una ricerca come studentessa universitaria in un programma estivo, collaborando con un’assistente professore di studi di moda e abbigliamento, Kelly Kobb.  Insieme hanno compiuto dei tentativi di realizzazione di calzature sostenibili, a partire da lavorazioni di scarti e dallo studio di diversi tipi di fungo. Il progetto finale del programma estivo della Silverman, non ha avuto molto successo, ma la studentessa non si è arresa, continuando a studiare i funghi anche durante il suo master.

“Ho continuato a pensarci. Non riuscivo a togliermi i funghi dalla testa. ” Jillian Silverman

Per lo sviluppo successivo del suo progetto si è appoggiata a Huantian Cao, un professore di studi di moda e abbigliamento e co-direttore della Sustainable Apparel Initiative di UD, che in precedenza aveva offerto la sua esperienza in progetti di ricerca simili per creare calzature sostenibili, a partire da una varietà di materiali compositi. 

I ricercatori avevano sperimentato la crescita di diverse specie di funghi e l’utilizzo di diversi materiali, noti come substrati, in cui il micelio forma la sua rete di radici. Il micelio non è altro che il corpo vegetativo dei funghi. Hanno fatto crescere numerosi campioni, li hanno asciugati e li hanno testati per un potenziale utilizzo come suola di una scarpa.

Le sostanze nutritive in cui i campioni sono cresciuti includevano piume di pollo e un prodotto di scarto tessile, spesso usato come materiale da imballaggio. 

 “Le penne di pollo e i prodotti tessili forniscono le sostanze nutritive per il micelio, e sono anche un materiale di supporto in cui crescere. Si comportano come una sorta di colla per formare una matrice e creare una struttura di rete per il micelio.” Huantian Cao

Dopo aver riprodotto questo esperimento, i campioni di micelio cresciuti dal gruppo di aiuto della Silverman sono stati testati e analizzati per la migliore specie e composizione. Il micelio è stato fatto crescere in uno stampo morbido a forma di suola per poi essere coperto da una “pelle” vegana per renderlo più resistente.

La Collega Wing Tang ha creato la parte superiore della scarpa utilizzando gli scampoli di tessuto di mussola, scartati dagli studenti del dipartimento di design e di abbigliamento, dei coloranti vegetali e del filo di cotone al 100%.

“Il design assomiglia ai funghi quando sono impilati e tutto è completamente biodegradabile.” Wing Tang

 

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Smartflower: un fiore di pannelli solari

Smartflower, Fiore Intelligente, è un inseguitore solare fatto da pannelli fotovoltaici che producono energia seguendo il movimento del sole.

Questo sistema innovativo, a forma di girasole, arriva a produrre il 40% in più di energia rispetto a un qualsiasi impianto tradizionale. La peculiarità risiede nella sua forma a fiore e nella corolla fotovoltaica: i pannelli, a forma di petalo, seguono la posizione del sole e ruotano per ottimizzare l’esposizione migliore e produrre più energia. Durante la rotazione, la corolla mantiene sempre l’inclinazione di 90° rispetto al sole. Quando SmartFlower non è in funzione, cioè in assenza di luce naturale, i petali si riavvolgono, chiudendo l’impianto. Come un girasole si chiude in mancanza di luce.

La continuità dei movimenti durante la giornata, basata su un algoritmo astronomico a due assi, fanno sì che SmartFlower sfrutti completamente tutta la luce proveniente dal sole per produrre ancor più energia. L’energia prodotta, all’anno, varia da circa 3400 a 6200 kWh, a seconda delle caratteristiche meteorologiche del luogo d’installazione. La caratteristica di potersi richiudere senza ausili esterni permette all’impianto di pulirsi e proteggersi da solo: i petali sovrapponendosi eliminano polvere, neve e sporco, da soli.

SmartFlower viene fissato a terra tramite delle viti, sia su un giardino che su una base in calcestruzzo ed è pronto per la produzione di energia subito dopo un’ora. Alle prime luci, il sistema fotovoltaico orienta, in funzione dei due assi, la posizione della corolla e apre i petali. Durante la giornata il sistema si aggiorna costantemente, continuando a muovere gli assi di orientamento e ruotando i petali. Dei sensori di sicurezza sono sempre attivi per captare i cambiamenti repentini del tempo e del vento. In presenza di un aumento del vento, il sistema modifica immediatamente l’orientamento della corolla, per poi tornare alla posizione di massima esposizione, quando le caratteristiche meteo ritornano normali. Al calar della luce SmartFlower si spegne e si chiude, occupando pochissimo spazio.

SmartFlower è un opera dalla struttura temporanea che può essere smontata e trasferita. Può risultare un opzione ai pannelli solari in tutti quei contesti in cui vi sono particolare vincoli ambientali.

 

 

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I nuovi tessuti ecologici

La consapevolezza ecologica, già da qualche anno, ha colpito anche l’ambito della moda e del tessile.Tanti sono i nuovi tessuti ecologici immessi nel mercato, ma non tutti, alla fine dei processi di lavorazione, risultano completamente eco-friendly. Molti vengono esportati come materie prime e vengono trasformati in materiali sostenibili, pur provenendo da paesi in cui vengono realizzati con processi che di ecologico hanno ben poco. Ancora più pericolosi sono i materiali ibridi composti da materie vegetali e fibre petrolchimiche che, oltre ad essere soggetti a cicli produttivi altamente inquinanti, non sono biodegradabili: a termine del loro utilizzo diventano rifiuti tossici difficili da smaltire.

Il materiale sostenibile è quel prodotto che:

– Nasce da sostanze vegetali o riciclabili,

– E’ soggetto a processi di lavorazione più ecologici possibili,

(Nei procedimenti di trasformazione non deve essere utilizzata nessuna sostanza aggiuntiva   nociva e l’utilizzo di macchinari a carburante, quando necessario, deve essere ridotto al minimo).

  – A fine ciclo di vita, può essere rigenerato e/o smaltito con processi che non inquinano e che non generano sostanze tossiche.

Quindi, il materiale, deve prendere l’aggettivo ecologico se e solo se qualsiasi suo aspetto è sostenibile, da quando nasce a quando muore. La marcatura CE eliminerebbe qualsiasi dubbio sulla sua origine se non fosse che una vera e propria normativa europea in merito non esiste: il regolamento europeo permette, però, di conoscere, singolarmente, quali sono i materiali altamente tossici da cui bisogna prendere le distanze.

 

NEW FIBER CELL:

“Polpa” derivante dalla trasformazione di un tessuto ad alto contenuto di cellulosa.

La polpa viene poi reintrodotta nel processo commerciale di lavorazione dei tessuti con procedimenti che non richiedono nessun tipo di prodotto chimico o tossico. La Newcell Fiber permette di realizzare tessuti di alta qualità, con caratteristiche decisamente superiori a quelli composti dalla polpa derivante dal legno: resistenza a trazione sia allo stato umido che secco, assorbimento rapido del colorante e resistenza alle abrasioni.

Il principale impiego di questa fibra è la generazione della viscosa e del lyocell ma le sue caratteristiche autoctone consentono anche la realizzazione di non tessuti quali pannolini e spugne mediche.

Le fibre ricche di cellulosa scarseggiano e il loro riciclaggio, oltre ad introdurre un nuovo materiale sostenibile, permetterebbe l’allungamento delle poche risorse che si possiedono oggi.

           
           

Il primo abito riciclato è stato presentato al festival della moda a Gotland, in Svezia, nel 2014, mentre altri abiti hanno sfilato alla fashion week di Berlino nel 2016.

 

ECONYL:

Il Nylon contenuto in tutti i tessuti a fine vita viene rigenerato con un processo chimico sostenibile che permette di riutilizzare il materiale infinite volte.

I rifiuti, all’interno di un sistema di trattamento, vengono raccolti e divisi per materiale: il nylon, proveniente per esempio da tappeti, abiti, reti o materiali edili, viene conservato, pulito, triturato e inviato allo stabilimento di depolimerizzazione, dove si attiva un processo ecologico meno complesso e oneroso rispetto a quello normalmente utilizzato. Tutto ciò che non è nylon, come rifiuti organici, plastica o metalli, viene invece inviato ad uno stabilimento atto allo smaltimento.

I polimeri prodotti dal nuovo nylon sono poi spediti ad impianti di produzione e trasformati in filo per pavimentazione tessile e in filo per tessili di abbigliamento: il materiale finale viene venduto alle ditte che lo utilizzano per la produzione dei loro prodotti.

                   

Con i tessuti Econyl, oltre che sistemi ecologici per la pavimentazione, si possono realizzare, quindi, capi di abbigliamento di ogni genere, casual, sportivi, costumi da bagno, che hanno le stesse proprietà e qualità del materiale di partenza.

                         

                             

 

BIONIC YARN:

Filato ecologico, molto resistente, derivante da plastica riciclata avvolta intorno ad una fibra di poliestere.

Le bottiglie di plastica vengono raccolte, fuse e ridotte a fibre di dimensioni minuscole. Successivamente le fibre vengono filate insieme creando quello che viene chiamato “Yarn-core” (centro del filato), attorno al quale viene avvolto uno strato protettivo finale.

Questo materiale altamente versatile, lanciato nel 2009, ha ottenuto subito un enorme successo a tal punto che alcuni dei più grandi marchi della moda mondiale, sia low cost che di lusso, lo hanno subito utilizzato per creare capi denim, tute sportive, borse e scarpe.

                         

                                   

Il Bionic Yarn, creato da due ragazzi newyorkesi, grazie alla pubblicità fatta da molti personaggi famosi statunitensi, ha preso piede in fretta ed è stato distribuito in 3 tipologie diverse: HLX, DPX e FLX.  HLX è il bionic yarn originale, il DPX è un filato morbido e raffinato ottenuto tramite l’associazione di plastica riciclata e fibre sintetiche o fibre tessili naturali, infine il FLX deriva da plastica completamente riciclata, scaldata e filata insieme.

 

ORANGE FIBER:

Filato derivante dagli scarti industriali di trasformazione agrumicola.

Il tessuto derivato dal mondo vegetale è un cliché, ormai assodato. Però l’Orange fiber è 100% made in Italy, anzi made in Sicily, ovviamente! La cellulosa, estratta dagli scarti degli stabilimenti che utilizzano le arance per fare succhi e profumi per l’ambiente, viene trasformata in rocchetti di filo per creare tessuti. Lo scopo è quello di creare qualcosa di utile partendo dagli scarti vegetali, che risultano essere sempre difficile e onerosi da smaltire: un problema che diviene risorsa per i materiali di origine vegetale. I primi tessuti, introdotti nel 2014, sono composti da acetato di agrumi e seta e possono essere in pizzo o tinta unita.

                                  

     

 

 

 

Purtroppo il materiale viene “creato” all’estero perché in Italia non esistono ancora industrie in grado di estrarre la cellulosa dagli agrumi e trasformarla in filo. Il tessuto finale, però, viene filato interamente in Italia.

 

SOYBEAN PROTEIN FIBER:

Unica fibra tessile botanica avanzata derivante dalla soya post-oliatura.

Questo filato, con prestazioni superiori ai tessuti sintetici e di fibre naturali, deriva da un alimento coltivato ovunque, salutare e dalle forti caratteristiche nutrizionali. La proteina base viene estrapolata dalla soya distillata e raffinata. Il liquido prodotto, prima è soggetto ad operazioni di polimerizzazione che ne modificano fortemente la struttura compositiva, poi viene cotto per produrre il filato ad umido. Infine, il materiale ottenuto viene tagliato e termoformato. Il processo di produzione è ecologico al 100%: le sostanze ausiliarie di polimerizzazione del materiale base sono naturali e gli scarti che ne derivano vengono utilizzati come mangime. Il tessuto Soybean Protein fiber ottenuto è morbido, lucido, con un’elevata permeabilità all’aria e ridotto assorbimento dell’umidità. I batteri sono direttamente connessi alla catena proteica del materiale base, di conseguenza, il filato è salutare e ben si presta al suo utilizzo anche in campo medico.

                      

                        

 

CORN FIBER:

Tessuto derivante dalla lavorazione dello zucchero rilasciato dal mais e amidi.

Da particolari lavorazioni dello zucchero rilasciato da mais, amidi e da alcuni legumi, si ottiene un polimero chiamato PLA (acido poliattico) che viene filato ottenendo un materiale ad alto assorbimento di umidità, traspirante, lucido e con una buona resistenza al calore e ai raggi uv. Le macchine necessarie alla sua produzione producono livelli bassi di Co2 e i residui rilasciati dall’operazione vengono riciclati per diventare dei fertilizzanti. L’unica pecca è che il materiale finale risulta un po’ rigido e delicato. La sua alta capacità isolante permette l’utilizzo del Fiber Corn anche nel campo edile, nei cappotti, nelle coperture ventilate, nelle intercapedini interne e nei solai. Nell’ambito casa e abbigliamento può essere utilizzato sia per confezionare abiti di ogni genere sia per imbottire materassi, cuscini e divani che per realizzare giochi per bambini.

                   

                                    

CRABYON:

Tessuto antibatterico prodotto dalla lavorazione dei residui alimentari di crostacei.

Dagli scarti dei crostacei delle industrie alimentari, per prima cosa, si estrae il chitosano, sostanza derivante dalla chitina che irrigidisce e protegge i gusci dei crostacei. Successivamente il chitosano viene mescolato a fibre naturali quali lino, cotone e lana, per creare un tessuto ecologico, antiallergico e completamente biodegradabile, utilizzabile anche in campo medico. Il Crabyon, oltre ad essere permeabile all’aria e un ottimo assorbitore di umidità, previene la disidratazione e protegge l’epidermide da allergie. E’ particolarmente indicato per la realizzazione di qualsiasi tipo di indumento soprattutto intimo, sia per adulti sia per bambini, tessuti medici e materassi.

                                                                                

 

 

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Muschio: i vantaggi per l’ecosistema e le installazioni sui tetti verdi

La briofite, particolare pianta vascolare conosciuta comunemente col nome di muschio, svolge un ruolo importante in molti processi legati all’ecosistema. Cresce in ambienti molto umidi sia tropicali, sia artici che alpini e si sviluppa “a tappeto” su terreni ricchi di acqua, su rocce nude oppure su resti di generazioni precedenti. Siamo abituati a vederla sui tronchi degli arbusti, sugli arredi e sui muri esterni degli edifici e, quasi sempre, tendiamo ad eliminarla perché, oltre ad avere un aspetto poco gradevole, abbiamo paura che rovini la superficie sulla quale si sviluppa, che trattenga insetti e parassiti e che uccida le piante con le quali viene a contatto. Ma il muschio, temerario, si ripresenta regolarmente, nella stessa posizione. Questa sua caparbietà di riprodursi ha incuriosito agronomi e geologi che hanno iniziato ad analizzare la sua spugnosa e complessa composizione, rimanendo piacevolmente sorpresi.

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STABILITA’ E RESILIENZA ECOLOGICA

La sua plasticità fenotipica consente al muschio di persistere anche nelle regioni più fredde, assimilando grandi quantità di Co2, sia durante le basse temperature sia durante l’irraggiamento. Durante grandi periodi di siccità, a differenza delle altre piante lignee capaci di regolarizzare il proprio contenuto idrico, il muschio resiste sospendendo il proprio metabolismo tramite una cessazione controllata che evita alle sue cellule di seccarsi. Questa sua attitudine fisiologica non è considerata spirito di adattamento ma capacità di rafforzarsi, arrivando ad influenzare la produttività primaria netta, la stabilità, la resilienza ecologica, la decomposizione e i cambiamenti continui di energia del suolo, permettendo così ad un luogo di rispondere alle perturbazioni. La stabilità è necessaria all’equilibrio e alla resistenza al cambiamento, mentre la resilienza ecologica definisce la capacità di un sistema di assorbire le perturbazioni, mentre conserva la sua struttura e le sue funzionalità primarie. Negli ambienti artici e boreali, la comprensione della resilienza ecologica è fondamentale in relazione all’aumento del riscaldamento globale che ha provocato cambiamenti delle banchise, delle coperture di neve, degli strati di ghiaccio permanente e ha aumentato gli incendi violenti.

VERSATILITA’, EFFICIENZA ISOLANTE E SOPRAVVIVENZA

Quindi, nelle dinamiche della catena alimentare, quasi tutte le 12.000 tipologie di muschio abbattono la concorrenza con le altre piante, garantendo una serie di processi volti alla salvaguardia dell’ecosistema.

Alcune specie di muschio influenzano fino al 20% la produttività primaria netta degli ambienti nordici e fino al 50% quella di foreste e zone umide boreali, controlla e ricicla grandi quantità di azoto e di fosfato ed è capace di regolarizzare la temperatura e l’umidità del suolo. La sua composizione compatta e spugnosa gli permette di assorbire e trattenere grandi quantità di acqua che, successivamente, rilascia in maniera graduale e lenta attraverso il suolo procedendo ad irrigarlo spontaneamente. In tutti quei luoghi dove si alternano periodi umidi a periodi secchi o dove scarseggiano i sostentamenti primari, il muschio è considerato un elemento essenziale per la sopravvivenza perché, strizzandolo, si può ottenere acqua da bere.

Nelle regioni montane e polari, il muschio viene lasciato crescere spontaneamente senza eliminarlo perché, da una parte, protegge il terreno dagli sbalzi di temperatura, dall’altra, isola ma consente il proliferarsi del ghiaccio che gli permette, nel successivo periodo del disgelo, di assorbire l’acqua, conservandola. Nello stesso momento, assorbendo la temperatura trasmessa dal ghiaccio, si trasforma anche in un perfetto refrigeratore che, fino al disgelo, si mantiene da solo. Dopodiché si asciuga velocemente e può essere utilizzato per accendere il fuoco perché si infiamma facilmente.

La sua versatilità ha permesso che la briofite venisse sperimentata anche in ambito edile, prima in maniera funzionale, poi estetica.

Già dal 1700, nelle piccole abitazioni in legno, specie in Alaska e nei paesi artici oppure nelle cabine di ceppo dei cacciatori di pelle, il muschio veniva utilizzato come isolante e sigillante. La costruzione veniva edificata al di sopra di uno strato di muschio che non fosse né troppo sottile, riducendo così le sue proprietà isolanti, né troppo spesso, con il rischio che venisse assorbita troppa acqua, rendendo il suolo di sostegno troppo instabile e senza ridurre l’umidità di risalita. Il muschio, quindi, proliferandosi velocemente e spontaneamente, arrivava a coprire interamente le costruzioni, isolandole dal gelo: tetti e pareti verdi, oltre a proteggere, funzionavano da impianto idrico per l’abitazione che ricoprivano. Se non era possibile costruire al di sopra di un tappeto di muschio, si cercava di addossare le abitazioni ad arbusti ricoperti da briofite e, bagnando la costruzione, si velocizzava il suo processo di crescita.

Quindi in ambienti soggetti a sbalzi di temperatura netti, il muschio non viene eliminato, anzi, si cerca di convogliarne lo sviluppo dove è necessario, diventando parte delle costruzioni stesse, sia in pietra che in legno.

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IL MUSCHIO OGGI: APPLICAZIONI, NORMATIVA E INDICATORI DI SALUBRITA’,

Nelle abitazioni odierne di città, il muschio, sotto forma di pannelli di varie dimensioni e colori oppure sotto forma di frammenti, viene utilizzato principalmente in piccoli umidificatori interni, per green wall e simpatici product design e nelle green roofs, purché venga realizzato a regola d’arte.

Le installazioni estensive verdi sui tetti, in cui il muschio viene utilizzato al posto della ghisa o del Sedum, permette di avere a disposizione una green roof leggera e sottile, che richiede poca manutenzione, grazie alle condizioni minime di cui necessita il muschio per sopravvivere.

Il giardino pensile, o zincoterra, ha poco spessore perché il muschio può vivere anche su poco terriccio ed è comunque sufficiente a proteggere la struttura del tetto dagli agenti atmosferici (tra la struttura del tetto e la zincoterra devono essere installate guaine impermeabilizzanti e protettive e un adeguato sistema di drenaggio), a ridurre la ritenzione dell’acqua piovana diminuendo il carico delle fognature, ad isolare gli ambienti interni (abbattendo, quindi, i costi per il riscaldamento) e ad assorbire polveri e sostanze nocive.

La Direttiva Quadro Acque 2000/60 della Comunità Europea, ai fini di monitorare il grado di inquinamento delle sostanze e dei metalli nocivi sull’ecosistema, specie nei centri urbani, individua nei bio accumulatori, tra i quali lo stesso muschio, la funzione cardine di assorbire l’inquinamento circostante e trattenerlo a fini analitici: il muschio autoctono o impiantato, trattenendo le eventuali sostanze inquinanti, permette, tramite l’analisi della sua struttura, la definizione delle alterazioni ambientali nel tempo.

La sua composizione spugnosa, la capacità di trattenimento dell’acqua, la sua velocità di proliferazione e la sua versatilità, permette alla briofite di essere impiantata anche in ambienti secchi e deserti, diventando un serbatoio di acqua oppure favorendo l’assorbimento della stessa da parte del suolo, con la conseguente mitigazione della temperatura e del grado di umidità,

Ed è un organismo che ha una vita lunghissima.

 

 

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III°parte: i “nuovi” materiali green in campo edile. La cellulosa.

In questa III° sezione dei materiali Green testati in campo edile verrà presentata la Cellulosa, come sostituto naturale dei soliti isolanti sintetici, molti dei quali risultano essere il risultato di un lungo e complesso processo di lavorazione del petrolio. La loro diffusione e commercializzazione è dovuta al loro basso costo, rendendoli quindi convenienti. Ma, purtroppo, hanno un impatto ambientale notevole in quanto, da una parte, consumano risorse naturali, dall’altra, il loro ciclo di produzione e il conseguente smaltimento genera un elevato inquinamento. La loro posa in opera è semplice e la loro durata di vita può arrivare anche a 50 anni. Il riciclo è possibile solo se il materiale primario non è accoppiato oppure fissato con altri materiali: alcuni isolanti non possono essere fusi, ma in generale il loro incenerimento se fatto solo a temperature elevate, può limitare emissione di fumi tossici.

Una valida e nuova soluzione tra le più Green di tutte è costituita dalla fibra di cellulosa che viene ricavata dalla carta di giornale riciclata. L’originale struttura del legno viene modificata durante la trasformazione in carta, in quanto le fibre si orientano in tutte le direzioni realizzando la porosità del materiale che è responsabile dell’elevato potere isolante del materiale.

  1. Forma:

Fiocchi, granuli, pannelli con 15% di fibra di poliestere di irrigidimento.

  1. Produzione:

La fibra di cellulosa si ricava dalla carta di giornale riciclata. La carta viene sminuzzata e miscelata con sali di boro che rende il materiale ignifugo e antiparassitario.

  1. Caratteristiche:
  • Elevato isolamento a freddo;
  • Elevato isolamento acustico;
  • Elevata resistenza al fuoco;
  • Elevata Traspirabilità e nessun rischio di condensa;
  • Non può essere attaccata da tarme, insetti e muffe;
  • Basso impatto ambientale;
  • Impiego semplice e veloce con il minimo di risorse energetiche;
  • Elevato isolamento a caldo solo se la messa in opera ha densità tra 55- 60 km/m3;
  • Se utilizzato nella coibentazione del tetto, si può arrivare ad abbattere il 90% delle dispersioni.
  • Utilizzabile anche in campi tessile.
  1. D) Attenzione a:
  • Perfetta posa a regola d’arte;
  • Il riciclaggio dei pannelli è problematico poiché deve tenere in considerazione la presenza della fibra sintetica di poliestere.
  • Il trattamento con sali di boro non rende la fibra di cellulosa adatta per il compostaggio poiché si verificherebbero lisciviazioni nel terreno.
  1. E) Strutture, metodi d’impiego:

Insufflaggio aperto, a pressione nelle cavità, a spruzzo compatto acustico, pannelli.

 

  1. F) Costi Generali finali:

Costa meno di qualsiasi altro materiale del medesimo tipo perché è prodotto da materiale    di scarto naturale in maniera semplice e la sua applicazione è veloce senza l’obbligo di smontaggio e senza disturbi.

L’impiego della cellulosa rientra nelle opere di ristrutturazione per migliorare l’efficienza energetica di un edificio e hanno diritto a detrazioni fiscali che coprono il 65% della spesa richiesta.

  1. G) Alcuni esempi in Italia di costruzioni in cellulosa:

     Dogana di Torino (TO), Ospedale Imperia (IM), Casa di legno (BG), Scuola di Cambiano (TO).

  1. H) La Normativa:

La norma europea UNI EN 15101-1:2013 specifica i requisiti per i prodotti di cellulosa sfusa impiegati per l’isolamento termico ed acustico di edifici quando installati in pareti, pavimenti, coperture, porticati e soffitti. I prodotti presenti sul mercato sono autorizzati dagli enti preposti, a volte sono soggetti ad approvazioni tecniche europee (ETA) e rientrano nell’elenco B dei materiali da costruzione. Il materiale è stato molto discusso per possibili fattori di rischio per gli abitanti delle case con l’isolamento a fibre di cellulosa. Perciò la messa in opera deve essere, in ogni caso, fatta a regola d’arte.

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II°parte: i “nuovi” materiali green in campo edile. La canapa.

Nella I° parte degli articoli dedicati ai nuovi materiali green in campo edile abbiamo visto quale deve essere il giusto approccio nel momento in cui si vuole utilizzare un nuovo materiale eco-friendly e quali sono le ricerche che vanno fatte per conoscerlo al meglio, prima del suo impiego.

Ricordo che i materiali green trattati in questi articoli sono solo quelli che sono stati realmente impiegati in campo edile e non prototipi o ricerche: lo scopo è avere maggiori informazioni solo sui materiali che effettivamente hanno un riscontro pratico che può essere considerato e analizzato.

COME RICONOSCERE UN MATERIALE ECOSOSTENIBILE.

CARATTERISTICHE, PRESTAZIONI, IMPIEGHI E NORMATIVA DI ALCUNI MATERIALI GREEN.

Tra i nuovi materiali sostenibili che stanno prendendo spazio in campo edile c’è la canapa, materiale che ha una lunga storia travagliata fatta di permessi e divieti di coltivazione ma, nello stesso tempo, ha anche una lunga tradizione di impiego, a partire dall’area alimentare fino a quella tessile. Sul web si trovano molte info sulla natura e sulla storia della canapa mondiale che quindi non tratterò, preferendo soffermarmi sulla scheda tecnica completa del materiale che meglio può presentare il prodotto.         

  1. Forma:

Pannelli e prodotti biocompositi canapulo + cemento/calce, cere, vernici e intonaci.

  1. Produzione:

Coltivazione sostenibile dal punto di vista ambientale con una rapida e abbondante crescita. E’ una pianta infestante, per crescere non necessita di irrigazione, erbicidi e pesticidi, né di antiparassitari e non avendo proteine al suo interno non è attaccata da roditori o altri insetti. La canapa ha anche un’azione fertilizzante e fito depuratrice: è capace di bonificare e risanare le aree inquinate dalle industrie chimiche. Assorbe CO2 dall’atmosferacontrastando così anche il riscaldamento globale e l’inquinamento. I prodotti si ottengono sia dai fiori che dai fusti della pianta.

  1. Caratteristiche:
  • Emissioni negative al carbonio;
  • Altamente ignifuga, resistente al fuoco e se bruciata non rilascia sostanze tossiche;
  • Più duratura e resistente del legno;
  • Elevata Traspirabilità, permeabile al vapore e quindi salubre e mai umida;
  • Non può essere attaccata da tarme, insetti e muffe;
  • Basso impatto ambientale;
  • Materiale Riciclabile a fine vita di un edificio;
  • Elevato isolamento termico e acustico, buon sfasamento;
  • Utilizzabile anche in campi tessile e cartario.
  1. Attenzione a:
  • Materiale altamente areato che si comprime facilmente se eccessivamente caricato.
  • Impiegato molto spesso in associazione a sabbia o altri inerti che portano ad una diminuzione delle prestazioni termiche e ad aumento di energia per la produzione del prodotto finale.
  1. Strutture, metodi di impiego:

Mattoni, intonaci, pannelli isolanti, truciolato.

  1. Costi Generali finali:

Il costo finale, per esempio, di una casa fatta di mattoni di canapa è superiore rispetto a quello di una casa tradizionale ma i costi di gestione sono talmente bassi da recuperare l’investimento iniziale in tempi brevissimi: le sue proprietà di isolamento termico-acustico, igroscopiche ed inerzia termica permettono al mattone di canapa di sostituire anche eventuali materiali isolanti termici ed acustici garantendo performance igro-termiche decisamente elevate.

  1. Alcuni esempi in Italia di costruzione in canapa:

Case di luce (BT), casa unifamiliare (UD), villa singola (LU).

      1. La Normativa:

Come per la paglia, io direi che questo prodotto non ha marcatura CE. Dal 1 gennaio 1995 solo i prodotti che ricadono sotto le “Direttive comunitarie cosiddette del nuovo approccio” hanno l’obbligo della marcatura: “la marcatura è apposta solo su prodotti per i quali la sua apposizione è prevista da specifica normativa comunitaria di armonizzazione e non è apposta su altri prodotti”.

Per approfondire l’argomento Normativa consultare l’articolo I° Parte – I “nuovi” materiali green in campo edile: la paglia”, paragrafo H) La Normativa. 

 

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I°parte: i “nuovi” materiali green in campo edile. La paglia.

E’ chiaro come negli ultimi anni sia aumentata l’attenzione verso l’ambiente, anche nel campo dell’architettura e del design, al fine di ricercare nuovi materiali che, oltre ad essere funzionali ed esteticamente validi, siano anche eco-compatibili, realizzati con materiali riciclati oppure derivanti dalla coltivazione e facilmente smaltibili. Ciò ha posto solide basi per un rapporto innovativo, ormai divenuto più che pragmatico tra agricoltura, industria e mercato, per la creazione e promozione di nuovi strumenti edilizi che, da una parte, mirano a rendere l’intervento architettonico sempre più genuino, dall’altra, ad incentivare l’economia locale con l’introduzione e la diffusione di nuovi prodotti.

COME RICONOSCERE UN MATERIALE ECOSOSTENIBILE.

CARATTERISTICHE, PRESTAZIONI, IMPIEGHI E NORMATIVA DELLA PAGLIA.

Sembrano tanti e particolari i nuovi materiali sostenibili immessi nel mercato edile e del design. Nell’ambito progettuale, nella scelta dei materiali sostenibili giusti da utilizzare, proprio durante la fase di progettazione, è necessario rispondere ad alcune domande fondamentali:

  • Quali sono i materiali green più adatti per il progetto in corso?
  • I materiali scelti sono realmente green?
  • Sono materiali certificati?
  • Sono materiali già testati o solo prototipi di ricerca?

Per materiale Green al 100% io intendo un materiale che, da una parte ha un processo produttivo completamente sostenibile e innocuo dal punto di vista ambientale, dall’altra, che abbia tutte le sue prestazioni realmente eco-friendly. In più la marcatura CE costituisce una garanzia di quelle che sono effettivamente le caratteristiche autoctone e le prestazioni del materiale e delle sue modalità di impiego.

Alcuni materiali arrivano in Europa come materie prime e vengono trasformati in green materials, ma provengono da Paesi in cui vengono prodotti con processi poco sostenibili e con metodologie poco consone. Altro problema sono i materiali ibridi agro-petrolchimici composti da materie agricole e fibre petrolchimiche. Tipo alcuni prodotti ottenuti mescolando insieme canapa e fibre petrolchimiche del poliestere. Oltre al ciclo produttivo inquinante, gli ibridi non sono biodegradabili e i materiali edili che li contengono diventano rifiuti tossici a termine del ciclo di vita dell’edificio e al momento dello smaltimento: la rigenerazione potrebbe recuperarli ma il materiale ne esce indebolito e il processo è un dispendio notevole di energie.  Poi ci sono alcuni prodotti dei quali non vengono dichiarati la provenienza geografica e le modalità di lavorazione. Bisogna anche far attenzione alla comunicazione ingannevole di alcuni prodotti verdi che vengono pubblicizzati come prodotti locali, cambiando anche solo il loro nome di origine.

Quindi, i “nuovi” materiali green sono veramente tanti e particolari, ma come tutte le novità, devono essere studiati bene, non solo da un punto di vista di produzione e impiego, ma anche da un punto di vista economico e di fornitura easy. Molti materiali, infatti, sono solo conseguenza di ricerche e rimangono ancora dei prototipi poco sperimentati nel campo edile, sia in Italia che all’estero.

Così, incuriosita, ho cercato di racchiudere in una serie di articoli più tutte le informazioni utili, reperite in giro, per avere un quadro completo dei soli materiali che hanno avuto un effettivo riscontro in campo edile, non prototipi.

  • LA PAGLIA.
  1. Forma:

Balle di fieno compresso. Non tutti i tipi di fieno sono adatti per essere compressi e utilizzati   nella costruzione.

  1. Produzione:

Scarto naturale derivante dalla produzione cerealicola e pacciamatura delle colture agricole, utilizzato anche in ambito zootecnico.

  1. Caratteristiche:
  • Alto potere isolante termico;
  • Alto isolamento acustico;
  • Traspirabilitàdei muri e conseguente salubrità degli ambienti interni;
  • Basso impatto ecologico;
  • Basso rischio di incendio; al contrario di quanto si possa pensare, le case in paglia resistono al fuoco più a lungo di un edificio in calcestruzzo armato.
  • Ottima resistenza sismica, inferiore anche a quella di calcestruzzo e laterizio.
  1. Attenzione a:
  • Alte percentuali di infiltrazioni e umidità.
  • Al vento unito a pioggia.
  • Utilizzo di materiali “naturali” per l’involucro.
  • Tipi di intonaco.
  1. Strutture, metodi di impiego:

I più conosciuti sono Trave-Pilastro, Platform Frame e Ballon Frame. Altri metodi sono Matrix, Load Bearing, Post and Beam, Greb.

  1. F) Costi Generali finali:

-20% totali di una costruzione in c.a.

  1. G) Alcuni esempi in Italia di costruzione in paglia:

Azienda Agricola la Boa (VE), Manufatto eco parco (PO).

  1. H) La Normativa:

 Come materiale da costruzione dovrebbe seguire lo stesso iter di definizione per      ottenere la marcatura CE, strumento necessario a diffondere un materiale nel mercato e per garantire la conformità ai requisiti essenziali previsti dal DPR 246/93 per:
– Resistenza meccanica e stabilità, di competenza del Consiglio superiore dei Lavori     pubblici;
– Sicurezza in caso di incendio, di competenza del Centro studi ed esperienze
dei vigili del fuoco;
– Igiene, salute e ambiente, di competenza del ministero delle Attività produttive;
– Sicurezza nell’impiego, di competenza del ministero delle Attività produttive
– Protezione contro il rumore, di competenza del ministero delle Attività
produttive;
– Risparmio energetico e ritenzione di calore, di competenza del ministero delle Attività   produttive.

Per ottenere il marchio CE occorre però che esistano norme armonizzate che per la paglia, come per moltissimi altri materiali da costruzione non esistono. Quindi la paglia come materiale da costruzione non è un materiale soggetto a marchio CE e non occorre certificazione di nessun tipo per utilizzarla in una costruzione.

 La responsabilità di verifica della conformità ai criteri del DPR 246/93 è a carico dei Progettista, DdL e Costruttore, che “autocertificano” il materiale reperendo tutte le informazioni possibili dalla letteratura, da pubblicazioni scientifiche, da test e certificazioni effettuati in altri paesi europei ed in corso di validità.
Tuttavia lavorare con materiali certificati garantisce a tutte le persone coinvolte nel processo costruttivo che il prodotto in questione è conforme ai requisiti essenziali previsti dal DPR 246/93.

“Legalizzare” la paglia come materiale da costruzione, in Italia, costituirebbe un notevole incentivo alla diffusione di costruzioni a basso impatto ambientale ed elevata efficienza energetica, con conseguenze positive anche nel tessuto economico: uno dei maggiori deterrenti all’impiego della paglia nelle costruzioni è la sua natura di materiale “non convenzionale” e ciò comporta, attualmente, maggiori oneri e rischi, sia nella progettazione che nella realizzazione degli edifici, dovuti anche alla mancanza di tecnici disponibili ad utilizzare tale materiale nei loro progetti.

 

 

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Una piccola guida alla sostenibilità degli ambienti di un edificio

In un edificio viviamo, lavoriamo, studiamo, dormiamo, ci curiamo. All’interno degli edifici passiamo circa il 90% del nostro tempo. Abitiamo i luoghi in cui vengono a sommarsi abitudini, aspettative e desideri e in cui creiamo la nostra realtà. Abitare è un’attività complessa. In essa cerchiamo il benessere, la qualità del vivere, lo stare bene in qualunque momento: la sostenibilità degli ambienti produce tutto questo.

LA RICERCA DEL BENESSERE, DELLA QUALITA’ DI VITA E DELLO STARE BENE.

Abitare bene vuol dire vivere in ambienti che contribuiscono in positivo al nostro agire e sentire, al nostro fare e non fare, anche quando dormiamo.

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Solo quando fa star bene e procura benessere, un edificio risulta qualitativamente ricco. Crearsi un ambiente sano, che sviluppi benessere, vuol dire prestare attenzione a molti fattori:

nella progettazione, dalla distribuzione degli spazi alla scelta di materiali;

nella realizzazione, dalle modalità di posa all’esecuzione finale;

nella gestione dell’edificio, dalla fruizione occasionale alle abitudini consolidate.

Il Benessere Globale deriva da:

i rapporti tra interno ed esterno dell’edificio;

il ciclo di vita dell’edificio;

il comfort termico e acustico;

la qualità dell’illuminazione naturale ed artificiale;

la presenza di inquinamento elettromagnetico sia naturale che derivato da impianti e apparecchi usati all’interno dell’edificio;

la composizione, le emissioni e le qualità dei singoli materiali, del loro assemblaggio e trattamento con particolare attenzione alle tipologie di colle, adesivi, vernici, pitture;

la qualità di mobili e finiture;

le emissioni inquinanti derivanti dal tipo di attività svolta all’interno dell’edificio.

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La sensazione di benessere dipende dalle condizioni ambientali interne, e queste sono in gran parte prevedibili e pianificabili.  Progettando un ambiente, creiamo un ecosistema nuovo, costruiamo la relazione uomo-edificio-ambiente definendo molteplici connessioni che alterano le preesistenti componenti dell’ambiente quali il territorio, acqua, aria, energia, materiali e risorse. Per costruire e per abitare si impiegano le risorse che il pianeta ci mette a disposizione, risorse che sono destinate a finire o risorse che si rinnovano; tra queste ultime dobbiamo cercare materie ed energie da utilizzare. Abitare è quindi un atto di equilibrio, di uso corretto di ciò che la natura ci offre.

L’ottimizzazione delle risorse fa diminuire in maniera notevole sprechi e danni economici e ambientali. Rende disponibili tali risorse anche per le generazioni future. Anche la sola attenzione alle prestazioni energetiche degli edifici può contribuire in modo notevole, ma questa attenzione deve essere solo un primo passo per arrivare alla sostenibilità.

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Voglio ricordare che per Sostenibilità si intende la capacità dell’umanità di rispondere alle esigenze del presente senza pregiudicare la capacità delle future generazioni di rispondere alle loro necessità.

Tutto ciò, di partenza, poggia sul concetto delle 3 E:

Ecologico: vanno utilizzate le risorse della natura assicurando il processo di rigenerazione naturale degli equilibri degli ecosistemi.

Equo: le risorse vanno gestite e controllate dalle comunità con strumenti che devono essere garantiti loro dalle strutture e dalle organizzazioni sociali.

Economico: non va considerato il capitale della natura in termini di valore monetario, ma va considerato il prezzo delle funzioni ecologiche che consentono la vita sul pianeta.

Concetto da integrare con la Teoria delle 5 R, di Charles Kibert, che mette in relazione tra loro pianificazione, progetto, costruzione, gestione e dismissione dell’edificio con le risorse (energia, acqua, materiali, suolo):

Riduci: quantità di materiali, energia, acqua, emissioni inquinanti.

Riusa: suolo, edifici, materiali.

Ricicla: acqua, energia, materiali.

Ricostruisci: su suoli già utilizzati, strutture già esistenti.

Ristruttura o Restaura: aree, edifici, componenti edilizi.

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CHE COS’E’ UN EDIFICIO GREEN?

Un edificio, per essere sostenibile, può quindi essere costruito con qualsiasi tecnica o metodologia (con leggero, alto o basso apporto tecnologico) ma deve rispettare questi principi:

– Conservare-Preservare-Salvaguardare l’energia

– Riducendo/ Azzerando i consumi di energie fossili e non rinnovabili;

– Limitando/Azzerando l’inquinamento atmosferico;

– Diminuendo drasticamente i costi di gestione dell’edificio;

– Utilizzare il clima come parametro di progetto e di forma, ponendo attenzione ai microclimi e alla forma del sito;

– Ponendo attenzione alla forma, all’orientamento e alla distribuzione interna degli edifici, all’ombra portata sugli edifici circostanti, alla formazione di venti locali

– Progettando adeguatamente l’involucro edilizio: attacco a terra, elevazioni, copertura;

– Adottando soluzioni impiantistiche capaci di sfruttare al massimo le risorse naturali;

– Usando risorse rinnovabili come sole e vento.

– Ponendo attenzione all’ambiente circostante e alle sue relazioni con l’edificio: bisogna considerare le parti come singole e come pezzi di un tutt’uno;

– Evitando il degrado e il consumo del territorio;

– Limitando l’impatto su flora, fauna ed equilibri ecologici e agendo in sinergia con essi;

– Ponendo attenzione all’impatto sull’incremento del traffico dei nuovi insediamenti;

– Costruendo o recuperando con un dispendio minimo in costi ed energia;

– Pensando all’intero ciclo di vita dell’edificio ancora in fase progettuale, dalla costruzione sino a quando l’edificio smetterà la sua funzione;

– Pensando che la materia utilizzata per la costruzione è presa in prestito dalla natura e come tale va restituita reinserendola nei cicli biologici ed ecologici;

– Usando in modo appropriato le risorse e preservandole senza consumare suolo;

– Riqualificando gli edifici esistenti;

– Mettere al centro le esigenze dei fruitori;

Praticamente bisogna creare realtà in cui luogo, edificio, forma e clima sono elementi fondamentali ed interrelati tra loro che pongono le basi per l’equilibrio psicofisico degli individui.

 

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La Fuel Cell e il progetto Ene-Field

La Fuel Cell è un impianto in grado di produrre calore a bassa temperatura attraverso un processo di combustione catalitica che evita la formazione nell’aria di sostanze dannose.

SISTEMA AD IDROGENO PER PRODURRE ENERGIA E RISCALDARE CASA

In sintesi la Fuel Cell è un sistema a idrogeno composto da 5 parti: un elettrolizzatore, un serbatoio di accumulo dell’idrogeno, una cella a combustibile, una caldaia a idrogeno e una pompa di calore solare integrativa.

L’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico nelle ore diurne, nel momento in cui non è utilizzata, sarà infatti trasformata, attraverso elettrolisi, in idrogeno accumulato in apposite bombole. A sua volta l’idrogeno, potrà essere riconvertito in energia elettrica e termica, tramite una cella a combustibile, oppure tramite un’apposita caldaia a condensazione. Questo sistema può essere integrato con una pompa di calore solare, capace di sfruttare l’energia termica prodotta dai pannelli solari e quella elettrica, generata dall’impianto fotovoltaico e dalla cella a combustibile.

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L’assenza di carbonio nei reagenti della Fuel Cell determina una reazione senza emissioni di Co2 e la bassa temperatura di combustione non produce NOx, cioè ossidi di azoto, inquinanti e nocivi per la salute.

Praticamente è un produttore di elettricità affidabile perché non ha nessun elemento in movimento, silenzioso e con un’efficienza elettrica doppiamente superiore rispetto a quella del motore a scoppio e dove si utilizza anche il rimanente calore emesso: l’energia chimica viene convertita in energia elettrica. L’efficienza dell’impianto è vicina al 100%.

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Oltre alla non dispersione di sostanze nocive, questo tipo di impianto permette anche l’immagazzinamento dell’energia prodotta per vie rinnovabili che può essere utilizzata in un secondo momento.

In commercio si possono trovare, a ottimi prezzi, impianti-caldaie individuali o sistemi di trasformazione-introduzione dell’idrogeno nell’impianto-caldaia che si sta utilizzando per la produzione di energia elettrica-termica.

Risultati finali: si inquina meno e si risparmia pure sulla bolletta dell’elettricità e del gas.

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In Europa, per cercare di non affossare le energie rinnovabili è nato il Progetto ENE-Field, finanziato dall’UE, che sta installando unità a cella combustibile per la produzione di elettricità e calore tramite idrogeno in 1000 case in 12 paesi diversi dell’Europa. In Italia, il primo sistema di produzione energetica ad idrogeno è stato installato nel centro sportivo di Borgo Valsugana, in Trentino.

Nel progetto Ene-field, metà delle nuove caldaie-generatori sperimentali, saranno del tipo PEM cioè con separatore in membrana polimerica e catalizzatore al platino, che funzionano a circa 80°C. L’altra metà sarà del tipo SOFC cioè con separatore ceramico, che non usa platino, ma richiede temperature di funzionamento fra 600 a 800 °C.

I requisiti di base per aderire al progetto Ene-field sono essenzialmente avere un impianto di riscaldamento centralizzato con allaccio a gas, elettricità ed Internet. Per farlo si può fare la domanda on line sul sito del progetto per far sostituire la propria caldaia con una di queste nuove, in grado di fornire da 1 a 5 kW elettrici e fino a 25 kW termici, in uno spazio comparabile a quello di un normale impianto termico domestico.

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Visto che nessuno ha ancora una fornitura di idrogeno in casa, le fuel cell PEM, in un primo stadio, chiamato reforming, estraggono l’idrogeno dal metano, emettendo Co2 come scarto, mentre dalla cella uscirà solo vapore acqueo. Invece i sistemi SOFC sviluppano un reforming intero grazie alle alte temperature che però causa un abbassamento dell’efficienza del processo: circa il 35-40% per la parte elettrica, che comunque arriva all’80-95% complessivo, con il recupero del calore.

Perché l’idrogeno? Perché è l’atomo più semplice fra tutti: è costituito da un nucleo con un solo elettrone periferico. Quindi leggero e diffuso specie nelle sostanze organiche e nell’acqua.

 

 

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La Sick Building Syndrome

Il “clima abitativo” descrive i fattori che influenzano, negli spazi interni, il benessere dei suoi utilizzatori. E’ determinato in misura sostanziale dalla temperatura e dall’umidità dell’aria, tuttavia contribuiscono altri fattori quali gli agenti inquinanti, le polveri e gli acari, la luce, gli arredi e gli accessori. Questo perché la salute psicofisica è in funzione anche della percezione degli spazi in relazione alle qualità tattili, olfattive, uditive e visive che i materiali degli ambienti e degli arredi comunicano alle persone. Ecco perchè bisogna prestare attenzione allo stato dei luoghi in cui viviamo e parlare di Sick Building Syndrome o sindrome da edificio malato.

 BISOGNA PRESTARE MOLTA ATTENZIONE ALLA SCELTA DEI MATERIALI, OSSIA DELLE RIFINITURE EDILIZIE, DEGLI ARREDI E DEI TESSUTI.

L'”inquinamento indoor” è stato riconosciuto come causa di varie patologie conosciute come “Sick Building Syndrome” o SBS, sindrome da edificio malato, quali sonnolenze, allergie, emicranie, infiammazioni alle vie aeree fino ad arrivare anche a forme molto gravi di neoplasie. L’igiene e la salute degli ambienti interni diventano l’argomento chiave della direttiva CEE 89/106, che non solo menziona le caratteristiche da analizzare per ritenere un materiale salubre e idoneo all’impiego edilizio ma cita anche tutta una serie di materiali che possono essere fonte di inquinamento degli ambienti chiusi: materiali usati per pavimentazioni, pareti e rivestimenti, isolanti, colle, impermeabilizzanti, conservanti del legno, impianti elettrici e murature.

Lo sviluppo di asme, dermatiti e dermatosi, rinite, pneumopatie, eczemi e orticarie, risultati della Sick Building Syndrome, sono provocate, da una parte, dall’inalazione di polveri e sporco che si accumulano negli ambienti chiusi, dall’altra, dalla manipolazione e respirazione di sostanze contenenti allergeni quali resine, acrilati, polveri di pvc e di cemento, vernici, legni, solventi e metalli, che banalmente possono anche trovarsi nei complementi d’arredo. In piccolo: Si all’uso di mobili, per esempio, realizzati in fibra di media densità, no a quelli ricchi di formaldeide. Si ai tappeti facilmente lavabili, no a quelli con maglie che trattengono polvere e sporco. Si alla costante manutenzione degli impianti e alla pulizia con filtri HEPA. Infine, è meglio riciclare un mobile usato che non comprarlo nuovo: le sostanze tossiche col tempo evaporano e scompaiono del tutto.  E’ chiaro che lo sviluppo di queste patologie risulta essere connesso con le condizioni dell’ambiente che viene vissuto: il freddo sensibilizza la cute facilitando la penetrazione degli allergeni, il sole può determinare reazioni fotoallergiche e una stanza umida e poco pulita può provocare dermatosi. Tutto ciò è Sick Building Syndrome.

Chi desidera vivere o costruire in maniera sana dovrebbe, quindi, prestare molta attenzione alla scelta dei materiali, sia per l’arredo che per la struttura edilizia, sfruttando quelli che sono i vantaggi derivanti dall’uso di materiali naturali, ecologici e salutari. Il problema sostanziale è che molti di questi materiali, che di base sono inoffensivi, spesso, vengono mescolati ad additivi che servono da leganti, da agenti fungicidi o ignifughi e che, dunque, possono presentare dei rischi, dando il via alla Sick Building Syndrome. Per esempio la canapa, singolarmente, è un materiale completamente naturale e dalle ottime prestazioni isolanti ma se, come materiale bicomponente, viene associata ad una calce composta da scarti industriali o elementi chimici, non risulta più essere un materiale completamente innocuo. Lo stesso vale per il legno, di cui si conoscono molto bene sia le ottime caratteristiche naturali autoctone che le elevate prestazioni meccaniche, igrometriche e acustiche. Non necessita di particolari trattamenti, ma spesso, per un fattore puramente estetico, viene sottoposto all’uso di sostanze chimiche irritanti come colle, vernici e solventi ricchi di formaldeide che, da una parte, annullano le sue ottime prestazioni meccaniche, dall’altra, provocano malessere fisico elevato, cioè Sick Building Syndrome.

La maggior parte delle sostanze tossiche vengono inalate con l’aria, non raggiungono gli organi interni, ma arrivano ad irritare le mucose degli occhi e delle vie respiratorie superiori, provocando bruciore agli occhi, al naso e alla gola, nonché gocciolamento e otturazione del naso. Se l’infiammazione delle vie aeree persiste, si possono riscontrare anche emicranie, spossatezza e malessere gastro-intestinale. Collanti chimici, ma con rischi limitati di sviluppo di qualche patologia SBS, sono presenti anche nei compensati, truciolari, panforti e pannelli multistrato che compongono molti pezzi di arredo e di design.

Ciò per dire che, il più delle volte, risulta essere sbagliata e pericolosa l’associazione di più prodotti che non la scelta del singolo materiale.

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Secondo la L.256/74, sono classificati come pericolosi, con rischio (R) e raccomandazioni di prudenza (S), i preparati appartenenti a questi gruppi merceologici: idrofughi, acceleranti e agenti anti-gelo per malte cementizie, agenti espansivi per calcestruzzi miscele di additivi per cemento, epossidici, neoprenici, polimeri sintetici in solventi, resine sintetiche in alcool, cementi bituminosi, diluenti a base di solventi organici, impregnanti a base di resine silossaniche, idrorepellenti siliconici in soluzione acquosa, sigillanti epossi-poliuretanici a base di catrame, induritori per massetti cementizi, lattici gommosi per massetti e rasature, resine epossidiche per iniezioni, svernicianti e vernici a base di solventi speciali e epossi-bituminose.

 

Sono particolarmente affezionata a questo articolo. E’ stato il primo che ho scritto dopo tanti anni e il primo ad essere pubblicato online.

 

 

 

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