Il Cultural Hug: un centro culturale di bambù e terra compressa in Senegal

L’architetto nippo-americano Toshiko Mori ha progettato, in collaborazione con le organizzazioni senza scopo di lucro “Fondazione Josef e Anni Albers” e “Amici Americani di Le Korsa”, il cultural hug, un centro culturale a basso impatto ambientale, nel villaggio remoto di Sinthian, in Senegal, usando solamente materiali e tecniche locali.

     

Il progetto

Il Cultural Hug, chiamato Thread cioè filo, ricopre sia il ruolo di spazio di incontro sia il ruolo di residenza per gli artisti di passaggio. I nuovi elementi vanno a completare un nucleo esistente composto da bassi edifici isolati contenenti una clinica, una scuola materna e una scuola agricola. Tutte le strutture sono interamente realizzate con materiali reperiti in loco come paglia intrecciata, bambù e mattoni di fango. Il centro è stato costruito in un anno da 35 lavoratori locali. Contiene anche una palestra per bambini, una biblioteca e una specie di ufficio per le ricariche telefoniche.

L’intervento principale del Cultural Hug risiede principalmente nella struttura e nella forma della copertura che va ad abbracciare e ad unire gli ambienti sottostanti. La forma ondulata del tetto spiovente è stata progettata appositamente per favorire la raccolta e il convogliamento dell’acqua piovana in un serbatoio.

Ciò consente di provvedere fino al 30/40 per cento del fabbisogno d’acqua annuale della comunità, agevolando anche ulteriori impieghi agricoli. La luce filtra in maniera naturale da due grandi aperture circolari poste nel tetto, al di sopra della corte centrale utilizzata come luogo di incontro. La copertura del tetto è stata creata usando un sistema intelaiato fatto di bambù di dimensioni varie, accostati e sovrapposti, mentre la struttura portante e le pareti dei nuovi ambienti, sotto la copertura, sono state realizzate con blocchi forati di terra compressa. Queste pareti, quindi, da una parte sorreggono il tetto, dall’altra delimitano piccoli monolocali e ambienti di passaggio speculari rispetto all’agorà centrale. Internamente, verso l’agorà stessa, si presentano come divisori pieni, mentre perimetralmente richiamano le pareti di Josef Albers, composte di mattoni posizionati in maniera alternata.

La composizione dei mattoni aiuta ad assorbire il calore mentre sia la sezione forata sia la posizione incentivano il passaggio dell’aria, con la conseguente ventilazione degli ambienti interni. I piani di calpestio sono stati ricoperti con piastrelle rotte riciclate che cambiano a seconda della destinazione d’uso degli ambienti del complesso.

 

Il Cultural Hug ha ottenuto tanti riconoscimenti: ha vinto un premio durante l’AIA National Honors e preso una nomina per il Premio Aga Khan per l’Architettura, è stato selezionato per la Biennale di Venezia nel 2014, ha vinto due riconoscimenti Architizer e, infine, è stato nominato come uno dei migliori edifici/progetti nel 2015 da molte riviste notevoli, tra cui Architectural Record, WIRED Magazine.

 

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