I° parte: io & il floating pears di Christo.

The Floating Pears. Lago d’Iseo. L’opera dell’anno. Quella che tutti aspettavano. L’opera di Christo. Brevemente perchè il nome completo sarebbe Christo Vladimirov Yavachev che, alla veneranda età di 81 anni, ha ancora una mente viva e attiva che gli consente di restare, ancora, uno degli esponenti maggiori della Land Art mondiale.

Eh no!! L’opera non è solo sua! Ma sua e di sua moglie Jeanne-Claude. Perché accanto a lui c’è, (in verità c’era), una donna dai tanti capelli di colore rosso acceso, con la quale ha un sodalizio “d’amore e di creatività” chiamato Destino. Non fortuna. Ma destino. Perché quando due persone hanno così tante cose in comune, da quando sono nate senza conoscersi, arrivano ad incontrarsi e ad essere all’unisono in tutto e per tutto, beh, non è fortuna. Per me è destino.

Jeanne-Claude, a causa di un auneurisma, muore nel 2009 a New York. Secondo le volontà della moglie, Christo dona il suo corpo alla scienza, porta a termine le opere incompiute e cerca di realizzare tutte le opere pensate con lei. Tra cui il Floating Pears, idea che nasce quasi 50 anni fa e che, come coppia, hanno cercato di realizzare prima a Rio della Plata, estuario formato dal fiume Uruguay e dal fiume Paraná, poi nella baia di Tokyo, lo specchio d’acqua più trafficato e popoloso del mondo: entrambi i progetti sono stati visionati ma, a causa di imprevisti burocratici, nessuno dei due è stato portato a termine.

“ La Passerella è per mia moglie. Conquisterò Brescia”.

E in maniera schematica e breve cerco di farvi capire perché, il loro, era Destino.

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Christo: Nasce a Gabrovo (Bulgaria) il 13 giugno 1935, gemelli, dall’unione di un imprendite e di una segretaria dell’Accademia di Belle Arti di Sofia. Studia nello stesso istituto dove lavora la madre e si laurea nel 1956. A seguito è costretto a spostarsi più di una volta per vari motivi.  Per un breve periodo rimane a Praga finchè, per scappare al blocco comunista, raggiunge l’Austria, girandola tutta. Nel 1958 arriva a Parigi, da ramingo, vive inizialmente dipingendo e vendendo ritratti e quadri astratti. La svolta si ha quando, con la fase del Nouveau Réalisme, inzia il Modus Operandi di impacchettamento di oggetti d’uso comune e di persone, che attira l’attenzione di tutti.

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Jeanne-Claude: Nasce a Casablanca (Marocco) il 13 giugno 1935, gemelli, da una breve unione tra la madre e un maggiore francese. A seguito è costretta a spostarsi più di una volta per vari motivi. Per un breve periodo vive a Berna poi si trasferisce a Tunisi, dove studia e si laurea, in latino e filosofia, nel 1952. Nel 1958 arriva a Parigi.

Apro una parentesi. L’ Arte e la Filosofia non sono discipline poi così tanto diverse.

Anzi, secondo me, c’è una relazione decisamente stretta tra filosofia e arte che cerco di spiegare. Se mi riesce, perché il motivo di questa mia affermazione è ben configurato nella mia testa ma non semplice da spiegare. L’arte giudica. L’arte suscita sensazioni. Cerca di dare un perché a tutto ciò che riguarda l’uomo, alla sua evoluzione, ai suoi comportamenti in funzione degli avvenimenti che lo coinvolgono, ai suoi pensieri. E lo fa attraverso l’autore e tutti i mezzi che possiede. Non importa se attraverso una linea netta oppure una pennellata, attraverso un buco fatto per terra oppure attraverso una fotografia. Prende posizioni ideologiche, religiose, emotive e pure politiche, configurandole. L’arte cerca di farci “gustare” il mezzo attraverso il quale si rivela a noi e, nello stesso tempo, ci lascia il suo messaggio. Come la filosofia. Pari Pari. Cambia solo il mezzo con il quale ci parla.

Ritorniamo agli innamorati. Christo e Jeanne-Claude si incontrano nel 1958 a Parigi quando Jeanne-Claude commissiona a Christo un ritratto di sua madre. La loro relazione inizia solo più tardi in maniera adulterina e un po’ confusionaria. Jeanne-Claude stava con un certo Philippe, Christo stava con la sorella di Jeanne-Claude. Jeanne-claude sposa Philippe, ma, durante il viaggio di nozze, scopre di essere incinta di Christo. Lascia il marito per Christo, poi partorisce. E vissero felici e contenti. Sul serio! Beati Loro! Va bene, lo ammetto, sono andata a vedere quando era nato il figlio, dove, come e perché… e se per caso possiede una gatta grassa e una cavia pelosa con lo shatush naturale!!!

Dopodiché inizia il loro sodalizio lavorativo in cui i coniugi, insieme, pensano le opere, finanziate dalla vendita dei disegni e dei modellini preliminari: Christo disegna e firma i progetti, mentre Jeanne-Claude organizza.

“Penso a Jeanne-Claude: siamo nati lo stesso giorno dello stesso mese dello stesso anno, il 13 giugno del 1935, ma da due madri diverse. Siamo entrambi del segno dei gemelli, lei diceva che eravamo un ménage a quattro. Abbiamo fatto molte cose insieme, cercherò di riassumerle in breve. Abbassate le luci, grazie”.

Per 2 anni Christo lavora al progetto Floating Piers per il lago d’Iseo. Grazie Argentini! Grazie Uruguayani! Grazie Giapponesi! Causa est qui se male clamant! Noi Italiani siamo contenti. Christo ha scelto l’Italia e l’Italia gli ha dato i permessi! Deus Gracias!

E’ un evento dal forte impatto culturale perché non solo la nostra burocrazia è stata clemente (questa cosa, a noi italiani, sembra un miracolo) ma permettiamo ad una delle tante opere di Christo non realizzate sull’acqua di prendere forma.

Una delle opere più grandi creata con passione insieme a jeanne-Claude quando era ancora in vita. Una delle opere più grandi, se non la prima, dopo la morte di Jeanne-Claude.

E’ un passo gigantesco. Tecnicamente parlando. Culturalmente parlando.

Grazie!

La voglio vedere! Voglio vedere la passerella lunga 3 Km e larga 16m, fatta da cubi di polietilene ad alta densità, completamente riciclabili, e ricoperta di un tessuto scintillante giallo, forse arancione. Anzi, no arancione, ma color zafferano!

“Non è proprio giallo. Lo è? No, è più color zafferano. Come The Gates a Central Park. Come Valley Curtain. Arancione, ma non proprio arancione. Arancione illuminato da spruzzi di oro; temperato da qualcosa di rosso. Forse. E sarà diverso ai bordi, dove è bagnato. Più scuro. Come i capelli di Jeanne-Claude.”

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Quindi non mi resta che dire a lui (che altro non è che il mio fidanzato) che bisogna andare a Brescia a vedere l’opera. Premessa: io sono la creativa della coppia. Lui si intende di altro.

Io: Amò, c’è da andare al lago d’Iseo a vedere Christo.

Lui: Gesù è risorto?

Io: Si! Ti ha fatto una passerella ecologica per farti camminare sull’acqua come ha fatto lui per andare a Betsaida coi discepoli!

Lui: Mitico!

Io: Christo è quello che impacchetta gli edifici. Fa Land Art. Ha impacchettato il Reichstag a Berlino.

Lui: (sguardo perplesso) Ma come gli è venuto in mente?

Da qui ho iniziato a emettere tutta una serie di suoni per spiegargli qualcosa sulla Land Art e su tutti gli impacchettamenti. Ma quanto è difficile! Sia spiegare che capire l’arte. Secondo me, è complicato parlare di arte pure per chi è del mestiere. Figuriamoci per gli altri. Perché, alla fine, il problema non è solo dare una spiegazione ad un qualcosa che non si è fatto noi, ma è anche trovare le parole giuste per far capire.

Alla fine ho trovato la risposta da dargli. La mia opinione.

Io: Quando parli di arte, specie quella contemporanea, non riconducibile a nessuno schema prestabilito, non farti domande. Ma vivila! Se la capirai, sentirai una sensazione. Non importa quale sia. Non riuscirai comunque a rispondere alle domande che hai in testa. L’opera ti suscita un’emozione? Se si, significa che l’opera ha raggiunto il suo scopo. Il suo significato ti si configurerà nella testa. Le parole non sono necessarie. A maggior ragione se non sei abituato a contemplare l’arte!

Ecco. Io ho deciso di camminare su quella passerella vivendola. Senza farmi tante domande. Secondo me, il vero perché lo conoscono solo in due: Christo e jeanne-Claude!

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Inizio a organizzare il mini viaggio di un paio di giorni. Ho pensato: “Ora prenoto un albergo con vista lago che fa tanto figo e romantico!”

Col cavolo! E’ tutto occupato! Pure i bungalow dei campeggi! E pure le stanze vista lago alla modica cifra di 900/1000 Euro!  E piano piano ho iniziato ad allontanarmi da Sulzano, direzione Brescia, per trovare anche solo un cespuglio libero dove dormire. E dopo una serie di telefonate fatte alle 22:30 di sera, ho trovato, ad un buon prezzo, un alberghetto carino ai piedi della collina. Ai limiti di Brescia. A est, verso Verona.

FINE PRIMO TEMPO

 

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