II° parte: Io & il floating pears di Christo.

Due ringraziamenti enormi per il Floating Pears di Christo.

Il primo a tutte quelle persone, quasi tutti italiani, che, malgrado la non organizzazione, non hanno desistito e sono riuscite a raggiungere Sulzano facendomi compagnia per tutta la giornata. Senza lamentarsi, senza brontolare malgrado tutto. Erano più di 50.000 persone, tutte sorridenti e allegre che non hanno proferito verbo per tutti i disagi che hanno avuto e con le quali anche la fila per entrare è risultata piacevole tra chiacchiere e aneddoti. Un grazie speciale a quella signora che, mentre eravamo in fila per salire sulla passerella, mi ha fatto salutare al telefono il suo pappagallo e il marito, rimasto a casa per far compagnia al pennuto.

Il secondo ringraziamento va al tempo che ha graziato tutti. Una leggera pioggerella per una ventina di minuti e poi nulla. Il tempo perfetto per passeggiare senza morire dal caldo. Sul tardo pomeriggio è pure uscito un po’ di sole con tutti i meravigliosi colori della passerella cangiante, del lago completamente azzurro e tutti i verdi che costellano le collinette attorno al lago. Proprio come voleva Christo.

UNA GIORNATA A MONTISOLA.

Io sono stata molto fortunata per tutto. L’albergo era a ridosso del centro di Brescia con fermate dell’autobus per la stazione davanti e colazione gigante. Il tutto ad un prezzo iperconveniente. Eh si, perché per il floating pears tutti gli alberghi hanno triplicato i prezzi. In più, malgrado siano stati cancellati treni e navette, a detta degli operatori e forze dell’ordine per troppa gente, io sono arrivata a destinazione. 4 ore dopo rispetto alle mie previsioni. Ma sono arrivata!

2016-06-19-09-28-48

Pur essendo arrivata in macchina a Brescia per comodità e costi di parcheggio+navette, ho optato per prendere bus+treno per raggiungere il lago. Mattina sveglia alle 7:30, mega colazione e via. Bus numero 3. Arrivo in stazione alle 9:15. Là, al primo binario di testa, c’era una fila lunghissima di persone, tutte composte, ad aspettare un qualsiasi treno che li portasse verso il lago d’Iseo. Speranzose e con le dita incrociate perché il prefetto di Brescia non si aspettava mica così tanta gente, per cui ha iniziato a cancellare bus e navette e a rimandare indietro tutti i visitatori, pure quelli che avevano preso il treno alle 6 del mattino. Forse, se l’evento fosse stato la partita di calcio dell’anno si sarebbe aspettato più persone.

Insomma, dopo tutti i treni cancellati, alle 10:30 parte il treno della morte, direzione Sale Marasino, fermata dopo Sulzano: per non creare ingorghi all’ingresso della passerella, era diventato obbligatorio scendere prima o dopo. A detta del prefetto, se si scendeva a Sale Marasino era possibile prendere un battello per arrivare a Montisola, saltando l’ingorgo presunto all’ingresso. La cosa non mi dispiaceva. Mi vedevo già sul battello a fare foto e selfie! Ma ovviamente il battello mica c’era! La biglietteria ha chiuso i battenti e ha lasciato tutti a piedi. Compresi quelli che effettivamente avevano pure il biglietto della barchetta. Almeno la bigliettaia poteva farla una telefonatina al prefetto per avvisare! No??

Io non demordo e mi avvio a piedi. Che saranno mai 3 km fatti in compagnia di tanta bella gente che ha continuato a sorridere e a chiacchierare gli uni con gli altri, in fila indiana sul bordo della strada! Durante la passeggiata ho incontrato un cespuglio tondo forato, tipo grotta, con un pianoforte dentro e un ragazzo che suonava, dei bus e delle navette, entrambi vuoti, che facevano sù e giù e dei carabinieri che si sono rivolti a noi passanti:

Carabiniere: E’ inutile che continuate a camminare, tanto venite bloccati e in passerella non ci arrivate!

Io: E per quale motivo di grazia?

Carabiniere: Perché la passerella viene chiusa per troppa gente!

Io: E non ve lo immaginavate che ci sarebbe stata tanta gente? Bastava organizzarsi un po’ meglio..

Carabiniere: Perché lei non lo sapeva che ci sarebbe stata tanta gente?

Io: Certo! Infatti se vado al Louvre mica mi aspetto di entrare subito! Ma nemmeno di non sapere che fare perché mi bloccano i mezzi, mi chiudono le strade e mi danno informazioni sbagliate! Arrivederci… io vado in là a vedere la passerella!

Carabiniere: Tanto la passerella non la vede!

Io: Questo lo dice lei!

Apro parentesi. Abbiamo chiesto ad alcuni degli autisti dei bus vuoti che passavano se potevano darci un passaggio. Sintesi delle risposte: “ci hanno detto che dobbiamo rimanere vuoti e che dobbiamo andare in su e giù”! Il perché lo sa solo chi ha dato l’ordine!

2016-06-19-13-13-41

Ho ripreso la mia strada fino ad arrivare all’ingresso della passerella composta da una serie di transenne che scandivano la ginkana fino quasi a bordo lago. 40 minuti di attesa tra chiacchiere e risate e poi, all’improvviso, mi sono ritrovata, di fronte, un ponte lunghissimo dalle mille sfumature di arancio e giallo. Ero arrivata! E l’ingorgo di persone non era poi così catastrofico!

Ho messo sopra un piede poi l’altro e ho iniziato a camminare. Ma mica in maniera normale! Sembrava che avessi gli harlem ma non per fare la danza del ventre ma per andare a cogliere sassi e rami sulle sponde del Bosforo! Perché, la passerella si muove e io non lo sapevo! E poi non è liscia, ma senti tutti i cubotti di polietilene che compongono la struttura, ognuno dei quali ha un movimento a sé. Piano piano mi sono raddrizzata, mi sono tolta le scarpe e ho iniziato a camminare a modo, guardandomi intorno. Non ho sentito il legame con l’acqua. Ero troppo distratta a guardarmi intorno, a capire come diavolo la struttura potesse reggere così tante persone e a insultare mentalmente i vigilanti dell’opera che dalle loro barchette, vicino al ponte, urlavano ai passanti di camminare nel centro, di stare attenti ai passeggini, di non avvicinarsi al bordo e di non soffermarsi troppo a riposare in piedi o seduti. Ad un certo punto sento il mio fidanzato che mi chiama ma mica lo vedo. Si era sdraiato quasi a bordo lago e mi incitava a fare altrettanto. Dopo essermi sdraiata ho iniziato a sentire il mio corpo muoversi dolcemente parte dopo parte. Come quando si muove una catena. Anello dopo anello. E in silenzio, con gli occhi chiusi, ho iniziato a sentire il rumore delle acque del lago che si muovevano sotto di me. Mi stavo talmente rilassando che non sentivo né i barcaroli gridare nè la gente passare. Ma tutto è durato poco perché io sono una persona attiva, allegra e incapace di stare ferma, in silenzio, con gli occhi chiusi a rilassarmi: se mi fermo, mi sembra di perdere tempo; sempre. Quindi mi sono rialzata e mi sono rimessa a camminare fino ad arrivare a Montisola, piena di baretti, alimentari, punti ristoro completamente saturi di persone e con prezzi altissimi. Perché in fondo, quelli di Montisola, non hanno mai visto così tanti turisti insieme che, in genere, al lago d’Iseo preferiscono quello di Garda!

2016-06-19-14-25-17

Il tessuto per ricoprire le passerelle era utilizzato pure per ricoprire il lungo lago sulla terra ferma di Montisola e ti indirizzava verso le altre passerelle sull’acqua verso la provincia di Bergamo: due rami che si congiungevano in mezzo al lago alla passerella dell’Isola di San Paolo che però era chiusa per brutto tempo. Per brutto tempo si intende una pioggerella di 20 minuti. Perché la pioggia dava noia solo alla passerella attorno all’isola di San Paolo e non ai tratti precedenti! Ecco, io non ho capito perché. Se piove e sono una rimbambita che va a bagnarsi i piedi in riva al lago bordo passerella, posso scivolare sia nel tratto Sulzano-Montisola che in quelle Montisola-San Paolo! Premetto che su quel tessuto era impossibile scivolare! Sta di fatto che hanno chiuso secondo me la parte più interessante. Quella in cui ti saresti trovato davvero in mezzo al lago, attorno ad un’isoletta con un edificio storico e con la piena padronanza di tutto ciò che sta intorno. Perché dall’isola di San Paolo si vede tutto: sponda bergamasca e in lontananza quella bresciana, tutto il lago intorno con i 3 rami principali dell’opera di Christo e davanti, immensa anche se in realtà non lo è, Montisola.

2016-06-19-14-13-19

I tratti finali sono stati i migliori perché c’era meno gente a camminare, perchè il tessuto si era bagnato diversamente per cui erano visibili le mille sfumature di giallo-zafferano e perchè le porzioni di lago scandite dalle passerelle avevano ognuna gradazioni di colore diverse che andavano da un verde acqua, ad un verde bottiglia ad un azzurro scuro. Meraviglioso! Se ci fosse stato il sole probabilmente il colore dell’acqua si sarebbe arricchito di sfumature giallo oro. Come avrebbe voluto Christo.

Visto che il percorso possibile da fare era terminato mi sono seduta sulla passerella per riposare ammirando il lago, i bambini che giocavano e che facevando ruote sulla passerella, i cigni e le papere che si avvicinavano in cerca di cibo, le barche a vela che gironzolavano e le persone sdraiate a pancia in giù intente a fare foto a random del tessuto e del lago con la speranza di creare la foto perfetta. Cosa impossibile! Quel luogo così magico, con l’acqua azzurra, in mezzo alle colline verdi, va vissuto: non ci sarà nessuna foto che sarà capace di descrivere alla perfezione la profondità di quella scenografia. Perché di questo si tratta. Di una quinta scenica, di una teletta in cui tutto inquadra due cose: la passerella e chi l’attraversa.

2016-06-19-13-56-18

Io non so se lo scopo di Christo fosse solo legato alla definizione di un rapporto che chi cammina sulla passerella deve creare con l’acqua del lago.

Io ho sentito di aver compreso l’opera, ovviamente a modo mio, dopo che ho preso completa padronanza dello spazio che mi circondava. Di quella quinta scenica di cui parlavo prima. Di quanto grande e pieno fosse lo spazio che mi circondava. Fatto di livelli, di piani e di colori diversi. L’acqua è il collante di tutto perché lega prospettive diverse e profonde. Questa cosa è più semplice capirla dal vivo che non spiegarla o scriverla. Ma dopo che ho capito questa cosa mi sono resa conto che se io non fossi stata in mezzo all’acqua e se non mi fossi guardata intorno io non avrei mai capito la profondità dello spazio che avevo di fronte. Perché dalla terra ferma si ha una percezione diversa di quel luogo, malgrado gli infiniti scorci che si aprono davanti.

Quando ho capito questo mi sono scordata dei disagi, del carabiniere, degli ingorghi e dalla brutta organizzazione creata dal prefetto e dagli operatori dell’opera che riuscivano a rendere complicata anche la cosa più semplice e delle 2 ore passate in piedi ad aspettare il treno di ritorno.

Perché io, la padronanza degli infiniti e colorati piani visivi che ho avuto di fronte per tutta la giornata, l’ho capita quando ho raccolto tutte le idee e tutte le sensazioni. Durante il viaggio di ritorno in macchina chiacchierando con il mio fidanzato.

Le foto, invece, si trovano sulla pagina Facebook di Archigreen.it

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *