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I nuovi tessuti ecologici

La consapevolezza ecologica, già da qualche anno, ha colpito anche l’ambito della moda e del tessile.Tanti sono i nuovi tessuti ecologici immessi nel mercato, ma non tutti, alla fine dei processi di lavorazione, risultano completamente eco-friendly. Molti vengono esportati come materie prime e vengono trasformati in materiali sostenibili, pur provenendo da paesi in cui vengono realizzati con processi che di ecologico hanno ben poco. Ancora più pericolosi sono i materiali ibridi composti da materie vegetali e fibre petrolchimiche che, oltre ad essere soggetti a cicli produttivi altamente inquinanti, non sono biodegradabili: a termine del loro utilizzo diventano rifiuti tossici difficili da smaltire.

Il materiale sostenibile è quel prodotto che:

– Nasce da sostanze vegetali o riciclabili,

– E’ soggetto a processi di lavorazione più ecologici possibili,

(Nei procedimenti di trasformazione non deve essere utilizzata nessuna sostanza aggiuntiva   nociva e l’utilizzo di macchinari a carburante, quando necessario, deve essere ridotto al minimo).

  – A fine ciclo di vita, può essere rigenerato e/o smaltito con processi che non inquinano e che non generano sostanze tossiche.

Quindi, il materiale, deve prendere l’aggettivo ecologico se e solo se qualsiasi suo aspetto è sostenibile, da quando nasce a quando muore. La marcatura CE eliminerebbe qualsiasi dubbio sulla sua origine se non fosse che una vera e propria normativa europea in merito non esiste: il regolamento europeo permette, però, di conoscere, singolarmente, quali sono i materiali altamente tossici da cui bisogna prendere le distanze.

 

NEW FIBER CELL:

“Polpa” derivante dalla trasformazione di un tessuto ad alto contenuto di cellulosa.

La polpa viene poi reintrodotta nel processo commerciale di lavorazione dei tessuti con procedimenti che non richiedono nessun tipo di prodotto chimico o tossico. La Newcell Fiber permette di realizzare tessuti di alta qualità, con caratteristiche decisamente superiori a quelli composti dalla polpa derivante dal legno: resistenza a trazione sia allo stato umido che secco, assorbimento rapido del colorante e resistenza alle abrasioni.

Il principale impiego di questa fibra è la generazione della viscosa e del lyocell ma le sue caratteristiche autoctone consentono anche la realizzazione di non tessuti quali pannolini e spugne mediche.

Le fibre ricche di cellulosa scarseggiano e il loro riciclaggio, oltre ad introdurre un nuovo materiale sostenibile, permetterebbe l’allungamento delle poche risorse che si possiedono oggi.

           
           

Il primo abito riciclato è stato presentato al festival della moda a Gotland, in Svezia, nel 2014, mentre altri abiti hanno sfilato alla fashion week di Berlino nel 2016.

 

ECONYL:

Il Nylon contenuto in tutti i tessuti a fine vita viene rigenerato con un processo chimico sostenibile che permette di riutilizzare il materiale infinite volte.

I rifiuti, all’interno di un sistema di trattamento, vengono raccolti e divisi per materiale: il nylon, proveniente per esempio da tappeti, abiti, reti o materiali edili, viene conservato, pulito, triturato e inviato allo stabilimento di depolimerizzazione, dove si attiva un processo ecologico meno complesso e oneroso rispetto a quello normalmente utilizzato. Tutto ciò che non è nylon, come rifiuti organici, plastica o metalli, viene invece inviato ad uno stabilimento atto allo smaltimento.

I polimeri prodotti dal nuovo nylon sono poi spediti ad impianti di produzione e trasformati in filo per pavimentazione tessile e in filo per tessili di abbigliamento: il materiale finale viene venduto alle ditte che lo utilizzano per la produzione dei loro prodotti.

                   

Con i tessuti Econyl, oltre che sistemi ecologici per la pavimentazione, si possono realizzare, quindi, capi di abbigliamento di ogni genere, casual, sportivi, costumi da bagno, che hanno le stesse proprietà e qualità del materiale di partenza.

                         

                             

 

BIONIC YARN:

Filato ecologico, molto resistente, derivante da plastica riciclata avvolta intorno ad una fibra di poliestere.

Le bottiglie di plastica vengono raccolte, fuse e ridotte a fibre di dimensioni minuscole. Successivamente le fibre vengono filate insieme creando quello che viene chiamato “Yarn-core” (centro del filato), attorno al quale viene avvolto uno strato protettivo finale.

Questo materiale altamente versatile, lanciato nel 2009, ha ottenuto subito un enorme successo a tal punto che alcuni dei più grandi marchi della moda mondiale, sia low cost che di lusso, lo hanno subito utilizzato per creare capi denim, tute sportive, borse e scarpe.

                         

                                   

Il Bionic Yarn, creato da due ragazzi newyorkesi, grazie alla pubblicità fatta da molti personaggi famosi statunitensi, ha preso piede in fretta ed è stato distribuito in 3 tipologie diverse: HLX, DPX e FLX.  HLX è il bionic yarn originale, il DPX è un filato morbido e raffinato ottenuto tramite l’associazione di plastica riciclata e fibre sintetiche o fibre tessili naturali, infine il FLX deriva da plastica completamente riciclata, scaldata e filata insieme.

 

ORANGE FIBER:

Filato derivante dagli scarti industriali di trasformazione agrumicola.

Il tessuto derivato dal mondo vegetale è un cliché, ormai assodato. Però l’Orange fiber è 100% made in Italy, anzi made in Sicily, ovviamente! La cellulosa, estratta dagli scarti degli stabilimenti che utilizzano le arance per fare succhi e profumi per l’ambiente, viene trasformata in rocchetti di filo per creare tessuti. Lo scopo è quello di creare qualcosa di utile partendo dagli scarti vegetali, che risultano essere sempre difficile e onerosi da smaltire: un problema che diviene risorsa per i materiali di origine vegetale. I primi tessuti, introdotti nel 2014, sono composti da acetato di agrumi e seta e possono essere in pizzo o tinta unita.

                                  

     

 

 

 

Purtroppo il materiale viene “creato” all’estero perché in Italia non esistono ancora industrie in grado di estrarre la cellulosa dagli agrumi e trasformarla in filo. Il tessuto finale, però, viene filato interamente in Italia.

 

SOYBEAN PROTEIN FIBER:

Unica fibra tessile botanica avanzata derivante dalla soya post-oliatura.

Questo filato, con prestazioni superiori ai tessuti sintetici e di fibre naturali, deriva da un alimento coltivato ovunque, salutare e dalle forti caratteristiche nutrizionali. La proteina base viene estrapolata dalla soya distillata e raffinata. Il liquido prodotto, prima è soggetto ad operazioni di polimerizzazione che ne modificano fortemente la struttura compositiva, poi viene cotto per produrre il filato ad umido. Infine, il materiale ottenuto viene tagliato e termoformato. Il processo di produzione è ecologico al 100%: le sostanze ausiliarie di polimerizzazione del materiale base sono naturali e gli scarti che ne derivano vengono utilizzati come mangime. Il tessuto Soybean Protein fiber ottenuto è morbido, lucido, con un’elevata permeabilità all’aria e ridotto assorbimento dell’umidità. I batteri sono direttamente connessi alla catena proteica del materiale base, di conseguenza, il filato è salutare e ben si presta al suo utilizzo anche in campo medico.

                      

                        

 

CORN FIBER:

Tessuto derivante dalla lavorazione dello zucchero rilasciato dal mais e amidi.

Da particolari lavorazioni dello zucchero rilasciato da mais, amidi e da alcuni legumi, si ottiene un polimero chiamato PLA (acido poliattico) che viene filato ottenendo un materiale ad alto assorbimento di umidità, traspirante, lucido e con una buona resistenza al calore e ai raggi uv. Le macchine necessarie alla sua produzione producono livelli bassi di Co2 e i residui rilasciati dall’operazione vengono riciclati per diventare dei fertilizzanti. L’unica pecca è che il materiale finale risulta un po’ rigido e delicato. La sua alta capacità isolante permette l’utilizzo del Fiber Corn anche nel campo edile, nei cappotti, nelle coperture ventilate, nelle intercapedini interne e nei solai. Nell’ambito casa e abbigliamento può essere utilizzato sia per confezionare abiti di ogni genere sia per imbottire materassi, cuscini e divani che per realizzare giochi per bambini.

                   

                                    

CRABYON:

Tessuto antibatterico prodotto dalla lavorazione dei residui alimentari di crostacei.

Dagli scarti dei crostacei delle industrie alimentari, per prima cosa, si estrae il chitosano, sostanza derivante dalla chitina che irrigidisce e protegge i gusci dei crostacei. Successivamente il chitosano viene mescolato a fibre naturali quali lino, cotone e lana, per creare un tessuto ecologico, antiallergico e completamente biodegradabile, utilizzabile anche in campo medico. Il Crabyon, oltre ad essere permeabile all’aria e un ottimo assorbitore di umidità, previene la disidratazione e protegge l’epidermide da allergie. E’ particolarmente indicato per la realizzazione di qualsiasi tipo di indumento soprattutto intimo, sia per adulti sia per bambini, tessuti medici e materassi.

                                                                                

 

 

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Emirati Arabi: l’orma ecologica pro-capite migliore al mondo

Il Global Footprint Report ha designato gli Emirati Arabi come il paese con l’orma ecologica pro-capite migliore al mondo: l’iniziativa “Al Basma Al Beeiyah” è un’associazione tra il Ministero dell’ambiente e dell’acqua, l’Agenzia delle acque di Abu Dhabi, l’Autorità degli Emirati per la normalizzazione e la metrologia, la Società di tutela della fauna selvatica degli Emirati e del mondo e la rete Global Footprint con lo scopo di garantire un futuro più sostenibile, analizzando e misurando l’impatto del modo di vivere sulla Terra. Il programma parte dal presupposto che si sprecano troppe quantità di acqua, energia e merci e che se tutti dovessero vivere e “sprecare” nello stesso modo, sarebbero necessari 4,5 pianeti a sostenere l’uomo. L’orma ecologica è, quindi, quell’entità che stabilisce i parametri del rapporto tra consumo umano e risorse terrestri: definisce le esigenze di un popolo in funzione delle risorse del suo territorio e gli strumenti necessari per fare in modo che tali risorse si rinnovino di continuo.

PERCHE’ GLI EMIRATI ARABI?

Gli UAE (United Arab Emirates) hanno conosciuto uno sviluppo sorprendente che, da una parte, ha aumentato la qualità della vita ma, dall’atra, ha provocato un consumo eccessivo di risorse naturali e energetiche. La sua ricchezza di idrocarburi gli ha anche permesso di consumare risorse all’esterno dei suoi confini, aumentando i danni sull’ambiente e sull’ecosistema. Ad oggi si è reso necessario un intervento serio per ridurre drasticamente le conseguenze di tale sviluppo economico.

L’iniziativa, inizialmente, promuove la consapevolezza e l’utilità di un consumo sostenibile fornendo a tutti materiali didattici e video, sviluppati dall’AED (Emirati Dirham) e dal WWF, su uno stile di vita più sostenibile. Tale sensibilizzazione denominata “Gli Eroi della UAE” deve partire principalmente dal nucleo familiare che, seguendo le informazioni della campagna, deve modificare le proprie attitudini. Le conseguenze sul territorio e sull’economia dei comportamenti dell’uomo post campagna vengono analizzati costantemente per monitorare l’andamento dei risultati.

Parallelamente all’analisi del comportamento umano, i ricercatori della EWS-WWF (Emirates Wildlife Society) e l’istituto Masdar, con un lavoro tecnico e di sostegno con la Global Footprint delineano degli scenari non solo per aumentare l’uso di energie rinnovabili e di attrezzature più efficienti ma anche per rafforzare la normativa vigente per diminuire il potere carburante e stabilizzare l’inquinamento delle acque, arrivato a livelli stratosferici per un cattivo controllo delle risorse del territorio.

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GLI SCENARI PER ABU DHABI

Per Abu Dhabi sono stati creati tre possibili scenari diversi. Se il primo programma, il più completo, venisse totalmente realizzato, tra una decina di anni, le emissioni di CO2 si ridurrebbero fino al 40% e l’orma pro capite globale degli Emirati diminuirebbe di un ettaro a persona.

Il I° scenario prevede l’aumento dei sistemi di raffreddamento delle costruzioni, l’introduzione di attrezzature energetiche di qualità superiore e un maggior controllo della qualità dell’acqua indoor e outdoor. Sono previste anche l’introduzione del veicolo elettrico fino ad un 50%, la creazione di 4 centrali nucleari di capacità da 1,45 GW fino al 2021, l’aumento dell’energia rinnovabile del 15%, osmosi inversa con installazione di 13 impianti di desalinizzazione da 60 MG, riutilizzazione al 100% di TSE e il bloccaggio e sequestro del 10% di carbonio da ora fino al 2030.

Il II° scenario, con fini minori, prevede solo l’aumento delle tariffe di acqua e elettricità del 200% da ora fino al 2030, la creazione delle 4 centrali nucleari, l’aumento dell’energia e il bloccaggio e sequestro del carbonio.

Il III° scenario è quello che garantisce il cambiamento minimo: creazione di 4 centrali nucleari di capacità da 1,45 GW da ora fino al 2021, aumento dell’energia rinnovabile del 15% da ora al 2020, bloccaggio e sequestro del carbonio di 10% da ora al 2030.

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I PUNTI SALIENTI DEL PROGRAMMA

Il programma ministeriale, quindi, vuole fornire dati statistici, di qualità e sempre aggiornati, per definire una politica univoca mirata ad aiutare l’uomo nel suo processo decisionale e nella valutazione delle conseguenze delle sue azioni. Il programma può diventare un modello di modus operandi che ben si presta al suo utilizzo in altri paesi del mondo.

I punti salienti di questo programma modello sono:

  • Analisi delle risorse
  • Ricerca continua
  • Miglioramenti metodologici
  • Definizione delle competenze e capacità
  • Politica mirata e diretta informazione
  • Sensibilizzazione tra settori

Uno risultati più recenti della collaborazione della Global Footprint con gli Emirati Arabi è l’approvazione di una nuova normativa sull’illuminazione, fortemente voluta dal primo Ministro degli UEA, Sheikh Al Maktoum, volta a ridurre i consumi energetici del paese all’anno da 340 a 500 Megawatt, l’equivalente dell’energia spesa da una centrale elettrica in sei mesi, soprattutto nel settore alberghiero che rappresenta il 57% dell’orma ecologica del paese. La normativa fissa gli standards indoor dei consumi elettrici sollecitando l’utilizzo di lampadine, sistemi illuminanti di alta qualità e di apparecchi salva vita evidenziandone le prestazioni tecniche, i riscontri economici e le conseguenze del loro utilizzo sull’ambiente. Il governo, oltre ad informare, si impegna a controllare la qualità dei prodotti illuminanti che vengono importati, garantendo l’ingresso nel paese di strumenti no low quality.

 

 

 

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Muschio: i vantaggi per l’ecosistema e le installazioni sui tetti verdi

La briofite, particolare pianta vascolare conosciuta comunemente col nome di muschio, svolge un ruolo importante in molti processi legati all’ecosistema. Cresce in ambienti molto umidi sia tropicali, sia artici che alpini e si sviluppa “a tappeto” su terreni ricchi di acqua, su rocce nude oppure su resti di generazioni precedenti. Siamo abituati a vederla sui tronchi degli arbusti, sugli arredi e sui muri esterni degli edifici e, quasi sempre, tendiamo ad eliminarla perché, oltre ad avere un aspetto poco gradevole, abbiamo paura che rovini la superficie sulla quale si sviluppa, che trattenga insetti e parassiti e che uccida le piante con le quali viene a contatto. Ma il muschio, temerario, si ripresenta regolarmente, nella stessa posizione. Questa sua caparbietà di riprodursi ha incuriosito agronomi e geologi che hanno iniziato ad analizzare la sua spugnosa e complessa composizione, rimanendo piacevolmente sorpresi.

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STABILITA’ E RESILIENZA ECOLOGICA

La sua plasticità fenotipica consente al muschio di persistere anche nelle regioni più fredde, assimilando grandi quantità di Co2, sia durante le basse temperature sia durante l’irraggiamento. Durante grandi periodi di siccità, a differenza delle altre piante lignee capaci di regolarizzare il proprio contenuto idrico, il muschio resiste sospendendo il proprio metabolismo tramite una cessazione controllata che evita alle sue cellule di seccarsi. Questa sua attitudine fisiologica non è considerata spirito di adattamento ma capacità di rafforzarsi, arrivando ad influenzare la produttività primaria netta, la stabilità, la resilienza ecologica, la decomposizione e i cambiamenti continui di energia del suolo, permettendo così ad un luogo di rispondere alle perturbazioni. La stabilità è necessaria all’equilibrio e alla resistenza al cambiamento, mentre la resilienza ecologica definisce la capacità di un sistema di assorbire le perturbazioni, mentre conserva la sua struttura e le sue funzionalità primarie. Negli ambienti artici e boreali, la comprensione della resilienza ecologica è fondamentale in relazione all’aumento del riscaldamento globale che ha provocato cambiamenti delle banchise, delle coperture di neve, degli strati di ghiaccio permanente e ha aumentato gli incendi violenti.

VERSATILITA’, EFFICIENZA ISOLANTE E SOPRAVVIVENZA

Quindi, nelle dinamiche della catena alimentare, quasi tutte le 12.000 tipologie di muschio abbattono la concorrenza con le altre piante, garantendo una serie di processi volti alla salvaguardia dell’ecosistema.

Alcune specie di muschio influenzano fino al 20% la produttività primaria netta degli ambienti nordici e fino al 50% quella di foreste e zone umide boreali, controlla e ricicla grandi quantità di azoto e di fosfato ed è capace di regolarizzare la temperatura e l’umidità del suolo. La sua composizione compatta e spugnosa gli permette di assorbire e trattenere grandi quantità di acqua che, successivamente, rilascia in maniera graduale e lenta attraverso il suolo procedendo ad irrigarlo spontaneamente. In tutti quei luoghi dove si alternano periodi umidi a periodi secchi o dove scarseggiano i sostentamenti primari, il muschio è considerato un elemento essenziale per la sopravvivenza perché, strizzandolo, si può ottenere acqua da bere.

Nelle regioni montane e polari, il muschio viene lasciato crescere spontaneamente senza eliminarlo perché, da una parte, protegge il terreno dagli sbalzi di temperatura, dall’altra, isola ma consente il proliferarsi del ghiaccio che gli permette, nel successivo periodo del disgelo, di assorbire l’acqua, conservandola. Nello stesso momento, assorbendo la temperatura trasmessa dal ghiaccio, si trasforma anche in un perfetto refrigeratore che, fino al disgelo, si mantiene da solo. Dopodiché si asciuga velocemente e può essere utilizzato per accendere il fuoco perché si infiamma facilmente.

La sua versatilità ha permesso che la briofite venisse sperimentata anche in ambito edile, prima in maniera funzionale, poi estetica.

Già dal 1700, nelle piccole abitazioni in legno, specie in Alaska e nei paesi artici oppure nelle cabine di ceppo dei cacciatori di pelle, il muschio veniva utilizzato come isolante e sigillante. La costruzione veniva edificata al di sopra di uno strato di muschio che non fosse né troppo sottile, riducendo così le sue proprietà isolanti, né troppo spesso, con il rischio che venisse assorbita troppa acqua, rendendo il suolo di sostegno troppo instabile e senza ridurre l’umidità di risalita. Il muschio, quindi, proliferandosi velocemente e spontaneamente, arrivava a coprire interamente le costruzioni, isolandole dal gelo: tetti e pareti verdi, oltre a proteggere, funzionavano da impianto idrico per l’abitazione che ricoprivano. Se non era possibile costruire al di sopra di un tappeto di muschio, si cercava di addossare le abitazioni ad arbusti ricoperti da briofite e, bagnando la costruzione, si velocizzava il suo processo di crescita.

Quindi in ambienti soggetti a sbalzi di temperatura netti, il muschio non viene eliminato, anzi, si cerca di convogliarne lo sviluppo dove è necessario, diventando parte delle costruzioni stesse, sia in pietra che in legno.

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IL MUSCHIO OGGI: APPLICAZIONI, NORMATIVA E INDICATORI DI SALUBRITA’,

Nelle abitazioni odierne di città, il muschio, sotto forma di pannelli di varie dimensioni e colori oppure sotto forma di frammenti, viene utilizzato principalmente in piccoli umidificatori interni, per green wall e simpatici product design e nelle green roofs, purché venga realizzato a regola d’arte.

Le installazioni estensive verdi sui tetti, in cui il muschio viene utilizzato al posto della ghisa o del Sedum, permette di avere a disposizione una green roof leggera e sottile, che richiede poca manutenzione, grazie alle condizioni minime di cui necessita il muschio per sopravvivere.

Il giardino pensile, o zincoterra, ha poco spessore perché il muschio può vivere anche su poco terriccio ed è comunque sufficiente a proteggere la struttura del tetto dagli agenti atmosferici (tra la struttura del tetto e la zincoterra devono essere installate guaine impermeabilizzanti e protettive e un adeguato sistema di drenaggio), a ridurre la ritenzione dell’acqua piovana diminuendo il carico delle fognature, ad isolare gli ambienti interni (abbattendo, quindi, i costi per il riscaldamento) e ad assorbire polveri e sostanze nocive.

La Direttiva Quadro Acque 2000/60 della Comunità Europea, ai fini di monitorare il grado di inquinamento delle sostanze e dei metalli nocivi sull’ecosistema, specie nei centri urbani, individua nei bio accumulatori, tra i quali lo stesso muschio, la funzione cardine di assorbire l’inquinamento circostante e trattenerlo a fini analitici: il muschio autoctono o impiantato, trattenendo le eventuali sostanze inquinanti, permette, tramite l’analisi della sua struttura, la definizione delle alterazioni ambientali nel tempo.

La sua composizione spugnosa, la capacità di trattenimento dell’acqua, la sua velocità di proliferazione e la sua versatilità, permette alla briofite di essere impiantata anche in ambienti secchi e deserti, diventando un serbatoio di acqua oppure favorendo l’assorbimento della stessa da parte del suolo, con la conseguente mitigazione della temperatura e del grado di umidità,

Ed è un organismo che ha una vita lunghissima.

 

 

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III°parte: i “nuovi” materiali green in campo edile. La cellulosa.

In questa III° sezione dei materiali Green testati in campo edile verrà presentata la Cellulosa, come sostituto naturale dei soliti isolanti sintetici, molti dei quali risultano essere il risultato di un lungo e complesso processo di lavorazione del petrolio. La loro diffusione e commercializzazione è dovuta al loro basso costo, rendendoli quindi convenienti. Ma, purtroppo, hanno un impatto ambientale notevole in quanto, da una parte, consumano risorse naturali, dall’altra, il loro ciclo di produzione e il conseguente smaltimento genera un elevato inquinamento. La loro posa in opera è semplice e la loro durata di vita può arrivare anche a 50 anni. Il riciclo è possibile solo se il materiale primario non è accoppiato oppure fissato con altri materiali: alcuni isolanti non possono essere fusi, ma in generale il loro incenerimento se fatto solo a temperature elevate, può limitare emissione di fumi tossici.

Una valida e nuova soluzione tra le più Green di tutte è costituita dalla fibra di cellulosa che viene ricavata dalla carta di giornale riciclata. L’originale struttura del legno viene modificata durante la trasformazione in carta, in quanto le fibre si orientano in tutte le direzioni realizzando la porosità del materiale che è responsabile dell’elevato potere isolante del materiale.

  1. Forma:

Fiocchi, granuli, pannelli con 15% di fibra di poliestere di irrigidimento.

  1. Produzione:

La fibra di cellulosa si ricava dalla carta di giornale riciclata. La carta viene sminuzzata e miscelata con sali di boro che rende il materiale ignifugo e antiparassitario.

  1. Caratteristiche:
  • Elevato isolamento a freddo;
  • Elevato isolamento acustico;
  • Elevata resistenza al fuoco;
  • Elevata Traspirabilità e nessun rischio di condensa;
  • Non può essere attaccata da tarme, insetti e muffe;
  • Basso impatto ambientale;
  • Impiego semplice e veloce con il minimo di risorse energetiche;
  • Elevato isolamento a caldo solo se la messa in opera ha densità tra 55- 60 km/m3;
  • Se utilizzato nella coibentazione del tetto, si può arrivare ad abbattere il 90% delle dispersioni.
  • Utilizzabile anche in campi tessile.
  1. D) Attenzione a:
  • Perfetta posa a regola d’arte;
  • Il riciclaggio dei pannelli è problematico poiché deve tenere in considerazione la presenza della fibra sintetica di poliestere.
  • Il trattamento con sali di boro non rende la fibra di cellulosa adatta per il compostaggio poiché si verificherebbero lisciviazioni nel terreno.
  1. E) Strutture, metodi d’impiego:

Insufflaggio aperto, a pressione nelle cavità, a spruzzo compatto acustico, pannelli.

 

  1. F) Costi Generali finali:

Costa meno di qualsiasi altro materiale del medesimo tipo perché è prodotto da materiale    di scarto naturale in maniera semplice e la sua applicazione è veloce senza l’obbligo di smontaggio e senza disturbi.

L’impiego della cellulosa rientra nelle opere di ristrutturazione per migliorare l’efficienza energetica di un edificio e hanno diritto a detrazioni fiscali che coprono il 65% della spesa richiesta.

  1. G) Alcuni esempi in Italia di costruzioni in cellulosa:

     Dogana di Torino (TO), Ospedale Imperia (IM), Casa di legno (BG), Scuola di Cambiano (TO).

  1. H) La Normativa:

La norma europea UNI EN 15101-1:2013 specifica i requisiti per i prodotti di cellulosa sfusa impiegati per l’isolamento termico ed acustico di edifici quando installati in pareti, pavimenti, coperture, porticati e soffitti. I prodotti presenti sul mercato sono autorizzati dagli enti preposti, a volte sono soggetti ad approvazioni tecniche europee (ETA) e rientrano nell’elenco B dei materiali da costruzione. Il materiale è stato molto discusso per possibili fattori di rischio per gli abitanti delle case con l’isolamento a fibre di cellulosa. Perciò la messa in opera deve essere, in ogni caso, fatta a regola d’arte.

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La Fuel Cell e il progetto Ene-Field

La Fuel Cell è un impianto in grado di produrre calore a bassa temperatura attraverso un processo di combustione catalitica che evita la formazione nell’aria di sostanze dannose.

SISTEMA AD IDROGENO PER PRODURRE ENERGIA E RISCALDARE CASA

In sintesi la Fuel Cell è un sistema a idrogeno composto da 5 parti: un elettrolizzatore, un serbatoio di accumulo dell’idrogeno, una cella a combustibile, una caldaia a idrogeno e una pompa di calore solare integrativa.

L’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico nelle ore diurne, nel momento in cui non è utilizzata, sarà infatti trasformata, attraverso elettrolisi, in idrogeno accumulato in apposite bombole. A sua volta l’idrogeno, potrà essere riconvertito in energia elettrica e termica, tramite una cella a combustibile, oppure tramite un’apposita caldaia a condensazione. Questo sistema può essere integrato con una pompa di calore solare, capace di sfruttare l’energia termica prodotta dai pannelli solari e quella elettrica, generata dall’impianto fotovoltaico e dalla cella a combustibile.

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L’assenza di carbonio nei reagenti della Fuel Cell determina una reazione senza emissioni di Co2 e la bassa temperatura di combustione non produce NOx, cioè ossidi di azoto, inquinanti e nocivi per la salute.

Praticamente è un produttore di elettricità affidabile perché non ha nessun elemento in movimento, silenzioso e con un’efficienza elettrica doppiamente superiore rispetto a quella del motore a scoppio e dove si utilizza anche il rimanente calore emesso: l’energia chimica viene convertita in energia elettrica. L’efficienza dell’impianto è vicina al 100%.

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Oltre alla non dispersione di sostanze nocive, questo tipo di impianto permette anche l’immagazzinamento dell’energia prodotta per vie rinnovabili che può essere utilizzata in un secondo momento.

In commercio si possono trovare, a ottimi prezzi, impianti-caldaie individuali o sistemi di trasformazione-introduzione dell’idrogeno nell’impianto-caldaia che si sta utilizzando per la produzione di energia elettrica-termica.

Risultati finali: si inquina meno e si risparmia pure sulla bolletta dell’elettricità e del gas.

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In Europa, per cercare di non affossare le energie rinnovabili è nato il Progetto ENE-Field, finanziato dall’UE, che sta installando unità a cella combustibile per la produzione di elettricità e calore tramite idrogeno in 1000 case in 12 paesi diversi dell’Europa. In Italia, il primo sistema di produzione energetica ad idrogeno è stato installato nel centro sportivo di Borgo Valsugana, in Trentino.

Nel progetto Ene-field, metà delle nuove caldaie-generatori sperimentali, saranno del tipo PEM cioè con separatore in membrana polimerica e catalizzatore al platino, che funzionano a circa 80°C. L’altra metà sarà del tipo SOFC cioè con separatore ceramico, che non usa platino, ma richiede temperature di funzionamento fra 600 a 800 °C.

I requisiti di base per aderire al progetto Ene-field sono essenzialmente avere un impianto di riscaldamento centralizzato con allaccio a gas, elettricità ed Internet. Per farlo si può fare la domanda on line sul sito del progetto per far sostituire la propria caldaia con una di queste nuove, in grado di fornire da 1 a 5 kW elettrici e fino a 25 kW termici, in uno spazio comparabile a quello di un normale impianto termico domestico.

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Visto che nessuno ha ancora una fornitura di idrogeno in casa, le fuel cell PEM, in un primo stadio, chiamato reforming, estraggono l’idrogeno dal metano, emettendo Co2 come scarto, mentre dalla cella uscirà solo vapore acqueo. Invece i sistemi SOFC sviluppano un reforming intero grazie alle alte temperature che però causa un abbassamento dell’efficienza del processo: circa il 35-40% per la parte elettrica, che comunque arriva all’80-95% complessivo, con il recupero del calore.

Perché l’idrogeno? Perché è l’atomo più semplice fra tutti: è costituito da un nucleo con un solo elettrone periferico. Quindi leggero e diffuso specie nelle sostanze organiche e nell’acqua.

 

 

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La Sick Building Syndrome

Il “clima abitativo” descrive i fattori che influenzano, negli spazi interni, il benessere dei suoi utilizzatori. E’ determinato in misura sostanziale dalla temperatura e dall’umidità dell’aria, tuttavia contribuiscono altri fattori quali gli agenti inquinanti, le polveri e gli acari, la luce, gli arredi e gli accessori. Questo perché la salute psicofisica è in funzione anche della percezione degli spazi in relazione alle qualità tattili, olfattive, uditive e visive che i materiali degli ambienti e degli arredi comunicano alle persone. Ecco perchè bisogna prestare attenzione allo stato dei luoghi in cui viviamo e parlare di Sick Building Syndrome o sindrome da edificio malato.

 BISOGNA PRESTARE MOLTA ATTENZIONE ALLA SCELTA DEI MATERIALI, OSSIA DELLE RIFINITURE EDILIZIE, DEGLI ARREDI E DEI TESSUTI.

L'”inquinamento indoor” è stato riconosciuto come causa di varie patologie conosciute come “Sick Building Syndrome” o SBS, sindrome da edificio malato, quali sonnolenze, allergie, emicranie, infiammazioni alle vie aeree fino ad arrivare anche a forme molto gravi di neoplasie. L’igiene e la salute degli ambienti interni diventano l’argomento chiave della direttiva CEE 89/106, che non solo menziona le caratteristiche da analizzare per ritenere un materiale salubre e idoneo all’impiego edilizio ma cita anche tutta una serie di materiali che possono essere fonte di inquinamento degli ambienti chiusi: materiali usati per pavimentazioni, pareti e rivestimenti, isolanti, colle, impermeabilizzanti, conservanti del legno, impianti elettrici e murature.

Lo sviluppo di asme, dermatiti e dermatosi, rinite, pneumopatie, eczemi e orticarie, risultati della Sick Building Syndrome, sono provocate, da una parte, dall’inalazione di polveri e sporco che si accumulano negli ambienti chiusi, dall’altra, dalla manipolazione e respirazione di sostanze contenenti allergeni quali resine, acrilati, polveri di pvc e di cemento, vernici, legni, solventi e metalli, che banalmente possono anche trovarsi nei complementi d’arredo. In piccolo: Si all’uso di mobili, per esempio, realizzati in fibra di media densità, no a quelli ricchi di formaldeide. Si ai tappeti facilmente lavabili, no a quelli con maglie che trattengono polvere e sporco. Si alla costante manutenzione degli impianti e alla pulizia con filtri HEPA. Infine, è meglio riciclare un mobile usato che non comprarlo nuovo: le sostanze tossiche col tempo evaporano e scompaiono del tutto.  E’ chiaro che lo sviluppo di queste patologie risulta essere connesso con le condizioni dell’ambiente che viene vissuto: il freddo sensibilizza la cute facilitando la penetrazione degli allergeni, il sole può determinare reazioni fotoallergiche e una stanza umida e poco pulita può provocare dermatosi. Tutto ciò è Sick Building Syndrome.

Chi desidera vivere o costruire in maniera sana dovrebbe, quindi, prestare molta attenzione alla scelta dei materiali, sia per l’arredo che per la struttura edilizia, sfruttando quelli che sono i vantaggi derivanti dall’uso di materiali naturali, ecologici e salutari. Il problema sostanziale è che molti di questi materiali, che di base sono inoffensivi, spesso, vengono mescolati ad additivi che servono da leganti, da agenti fungicidi o ignifughi e che, dunque, possono presentare dei rischi, dando il via alla Sick Building Syndrome. Per esempio la canapa, singolarmente, è un materiale completamente naturale e dalle ottime prestazioni isolanti ma se, come materiale bicomponente, viene associata ad una calce composta da scarti industriali o elementi chimici, non risulta più essere un materiale completamente innocuo. Lo stesso vale per il legno, di cui si conoscono molto bene sia le ottime caratteristiche naturali autoctone che le elevate prestazioni meccaniche, igrometriche e acustiche. Non necessita di particolari trattamenti, ma spesso, per un fattore puramente estetico, viene sottoposto all’uso di sostanze chimiche irritanti come colle, vernici e solventi ricchi di formaldeide che, da una parte, annullano le sue ottime prestazioni meccaniche, dall’altra, provocano malessere fisico elevato, cioè Sick Building Syndrome.

La maggior parte delle sostanze tossiche vengono inalate con l’aria, non raggiungono gli organi interni, ma arrivano ad irritare le mucose degli occhi e delle vie respiratorie superiori, provocando bruciore agli occhi, al naso e alla gola, nonché gocciolamento e otturazione del naso. Se l’infiammazione delle vie aeree persiste, si possono riscontrare anche emicranie, spossatezza e malessere gastro-intestinale. Collanti chimici, ma con rischi limitati di sviluppo di qualche patologia SBS, sono presenti anche nei compensati, truciolari, panforti e pannelli multistrato che compongono molti pezzi di arredo e di design.

Ciò per dire che, il più delle volte, risulta essere sbagliata e pericolosa l’associazione di più prodotti che non la scelta del singolo materiale.

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Secondo la L.256/74, sono classificati come pericolosi, con rischio (R) e raccomandazioni di prudenza (S), i preparati appartenenti a questi gruppi merceologici: idrofughi, acceleranti e agenti anti-gelo per malte cementizie, agenti espansivi per calcestruzzi miscele di additivi per cemento, epossidici, neoprenici, polimeri sintetici in solventi, resine sintetiche in alcool, cementi bituminosi, diluenti a base di solventi organici, impregnanti a base di resine silossaniche, idrorepellenti siliconici in soluzione acquosa, sigillanti epossi-poliuretanici a base di catrame, induritori per massetti cementizi, lattici gommosi per massetti e rasature, resine epossidiche per iniezioni, svernicianti e vernici a base di solventi speciali e epossi-bituminose.

 

Sono particolarmente affezionata a questo articolo. E’ stato il primo che ho scritto dopo tanti anni e il primo ad essere pubblicato online.

 

 

 

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