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I nuovi tessuti ecologici

La consapevolezza ecologica, già da qualche anno, ha colpito anche l’ambito della moda e del tessile.Tanti sono i nuovi tessuti ecologici immessi nel mercato, ma non tutti, alla fine dei processi di lavorazione, risultano completamente eco-friendly. Molti vengono esportati come materie prime e vengono trasformati in materiali sostenibili, pur provenendo da paesi in cui vengono realizzati con processi che di ecologico hanno ben poco. Ancora più pericolosi sono i materiali ibridi composti da materie vegetali e fibre petrolchimiche che, oltre ad essere soggetti a cicli produttivi altamente inquinanti, non sono biodegradabili: a termine del loro utilizzo diventano rifiuti tossici difficili da smaltire.

Il materiale sostenibile è quel prodotto che:

– Nasce da sostanze vegetali o riciclabili,

– E’ soggetto a processi di lavorazione più ecologici possibili,

(Nei procedimenti di trasformazione non deve essere utilizzata nessuna sostanza aggiuntiva   nociva e l’utilizzo di macchinari a carburante, quando necessario, deve essere ridotto al minimo).

  – A fine ciclo di vita, può essere rigenerato e/o smaltito con processi che non inquinano e che non generano sostanze tossiche.

Quindi, il materiale, deve prendere l’aggettivo ecologico se e solo se qualsiasi suo aspetto è sostenibile, da quando nasce a quando muore. La marcatura CE eliminerebbe qualsiasi dubbio sulla sua origine se non fosse che una vera e propria normativa europea in merito non esiste: il regolamento europeo permette, però, di conoscere, singolarmente, quali sono i materiali altamente tossici da cui bisogna prendere le distanze.

 

NEW FIBER CELL:

“Polpa” derivante dalla trasformazione di un tessuto ad alto contenuto di cellulosa.

La polpa viene poi reintrodotta nel processo commerciale di lavorazione dei tessuti con procedimenti che non richiedono nessun tipo di prodotto chimico o tossico. La Newcell Fiber permette di realizzare tessuti di alta qualità, con caratteristiche decisamente superiori a quelli composti dalla polpa derivante dal legno: resistenza a trazione sia allo stato umido che secco, assorbimento rapido del colorante e resistenza alle abrasioni.

Il principale impiego di questa fibra è la generazione della viscosa e del lyocell ma le sue caratteristiche autoctone consentono anche la realizzazione di non tessuti quali pannolini e spugne mediche.

Le fibre ricche di cellulosa scarseggiano e il loro riciclaggio, oltre ad introdurre un nuovo materiale sostenibile, permetterebbe l’allungamento delle poche risorse che si possiedono oggi.

           
           

Il primo abito riciclato è stato presentato al festival della moda a Gotland, in Svezia, nel 2014, mentre altri abiti hanno sfilato alla fashion week di Berlino nel 2016.

 

ECONYL:

Il Nylon contenuto in tutti i tessuti a fine vita viene rigenerato con un processo chimico sostenibile che permette di riutilizzare il materiale infinite volte.

I rifiuti, all’interno di un sistema di trattamento, vengono raccolti e divisi per materiale: il nylon, proveniente per esempio da tappeti, abiti, reti o materiali edili, viene conservato, pulito, triturato e inviato allo stabilimento di depolimerizzazione, dove si attiva un processo ecologico meno complesso e oneroso rispetto a quello normalmente utilizzato. Tutto ciò che non è nylon, come rifiuti organici, plastica o metalli, viene invece inviato ad uno stabilimento atto allo smaltimento.

I polimeri prodotti dal nuovo nylon sono poi spediti ad impianti di produzione e trasformati in filo per pavimentazione tessile e in filo per tessili di abbigliamento: il materiale finale viene venduto alle ditte che lo utilizzano per la produzione dei loro prodotti.

                   

Con i tessuti Econyl, oltre che sistemi ecologici per la pavimentazione, si possono realizzare, quindi, capi di abbigliamento di ogni genere, casual, sportivi, costumi da bagno, che hanno le stesse proprietà e qualità del materiale di partenza.

                         

                             

 

BIONIC YARN:

Filato ecologico, molto resistente, derivante da plastica riciclata avvolta intorno ad una fibra di poliestere.

Le bottiglie di plastica vengono raccolte, fuse e ridotte a fibre di dimensioni minuscole. Successivamente le fibre vengono filate insieme creando quello che viene chiamato “Yarn-core” (centro del filato), attorno al quale viene avvolto uno strato protettivo finale.

Questo materiale altamente versatile, lanciato nel 2009, ha ottenuto subito un enorme successo a tal punto che alcuni dei più grandi marchi della moda mondiale, sia low cost che di lusso, lo hanno subito utilizzato per creare capi denim, tute sportive, borse e scarpe.

                         

                                   

Il Bionic Yarn, creato da due ragazzi newyorkesi, grazie alla pubblicità fatta da molti personaggi famosi statunitensi, ha preso piede in fretta ed è stato distribuito in 3 tipologie diverse: HLX, DPX e FLX.  HLX è il bionic yarn originale, il DPX è un filato morbido e raffinato ottenuto tramite l’associazione di plastica riciclata e fibre sintetiche o fibre tessili naturali, infine il FLX deriva da plastica completamente riciclata, scaldata e filata insieme.

 

ORANGE FIBER:

Filato derivante dagli scarti industriali di trasformazione agrumicola.

Il tessuto derivato dal mondo vegetale è un cliché, ormai assodato. Però l’Orange fiber è 100% made in Italy, anzi made in Sicily, ovviamente! La cellulosa, estratta dagli scarti degli stabilimenti che utilizzano le arance per fare succhi e profumi per l’ambiente, viene trasformata in rocchetti di filo per creare tessuti. Lo scopo è quello di creare qualcosa di utile partendo dagli scarti vegetali, che risultano essere sempre difficile e onerosi da smaltire: un problema che diviene risorsa per i materiali di origine vegetale. I primi tessuti, introdotti nel 2014, sono composti da acetato di agrumi e seta e possono essere in pizzo o tinta unita.

                                  

     

 

 

 

Purtroppo il materiale viene “creato” all’estero perché in Italia non esistono ancora industrie in grado di estrarre la cellulosa dagli agrumi e trasformarla in filo. Il tessuto finale, però, viene filato interamente in Italia.

 

SOYBEAN PROTEIN FIBER:

Unica fibra tessile botanica avanzata derivante dalla soya post-oliatura.

Questo filato, con prestazioni superiori ai tessuti sintetici e di fibre naturali, deriva da un alimento coltivato ovunque, salutare e dalle forti caratteristiche nutrizionali. La proteina base viene estrapolata dalla soya distillata e raffinata. Il liquido prodotto, prima è soggetto ad operazioni di polimerizzazione che ne modificano fortemente la struttura compositiva, poi viene cotto per produrre il filato ad umido. Infine, il materiale ottenuto viene tagliato e termoformato. Il processo di produzione è ecologico al 100%: le sostanze ausiliarie di polimerizzazione del materiale base sono naturali e gli scarti che ne derivano vengono utilizzati come mangime. Il tessuto Soybean Protein fiber ottenuto è morbido, lucido, con un’elevata permeabilità all’aria e ridotto assorbimento dell’umidità. I batteri sono direttamente connessi alla catena proteica del materiale base, di conseguenza, il filato è salutare e ben si presta al suo utilizzo anche in campo medico.

                      

                        

 

CORN FIBER:

Tessuto derivante dalla lavorazione dello zucchero rilasciato dal mais e amidi.

Da particolari lavorazioni dello zucchero rilasciato da mais, amidi e da alcuni legumi, si ottiene un polimero chiamato PLA (acido poliattico) che viene filato ottenendo un materiale ad alto assorbimento di umidità, traspirante, lucido e con una buona resistenza al calore e ai raggi uv. Le macchine necessarie alla sua produzione producono livelli bassi di Co2 e i residui rilasciati dall’operazione vengono riciclati per diventare dei fertilizzanti. L’unica pecca è che il materiale finale risulta un po’ rigido e delicato. La sua alta capacità isolante permette l’utilizzo del Fiber Corn anche nel campo edile, nei cappotti, nelle coperture ventilate, nelle intercapedini interne e nei solai. Nell’ambito casa e abbigliamento può essere utilizzato sia per confezionare abiti di ogni genere sia per imbottire materassi, cuscini e divani che per realizzare giochi per bambini.

                   

                                    

CRABYON:

Tessuto antibatterico prodotto dalla lavorazione dei residui alimentari di crostacei.

Dagli scarti dei crostacei delle industrie alimentari, per prima cosa, si estrae il chitosano, sostanza derivante dalla chitina che irrigidisce e protegge i gusci dei crostacei. Successivamente il chitosano viene mescolato a fibre naturali quali lino, cotone e lana, per creare un tessuto ecologico, antiallergico e completamente biodegradabile, utilizzabile anche in campo medico. Il Crabyon, oltre ad essere permeabile all’aria e un ottimo assorbitore di umidità, previene la disidratazione e protegge l’epidermide da allergie. E’ particolarmente indicato per la realizzazione di qualsiasi tipo di indumento soprattutto intimo, sia per adulti sia per bambini, tessuti medici e materassi.

                                                                                

 

 

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III°parte: i “nuovi” materiali green in campo edile. La cellulosa.

In questa III° sezione dei materiali Green testati in campo edile verrà presentata la Cellulosa, come sostituto naturale dei soliti isolanti sintetici, molti dei quali risultano essere il risultato di un lungo e complesso processo di lavorazione del petrolio. La loro diffusione e commercializzazione è dovuta al loro basso costo, rendendoli quindi convenienti. Ma, purtroppo, hanno un impatto ambientale notevole in quanto, da una parte, consumano risorse naturali, dall’altra, il loro ciclo di produzione e il conseguente smaltimento genera un elevato inquinamento. La loro posa in opera è semplice e la loro durata di vita può arrivare anche a 50 anni. Il riciclo è possibile solo se il materiale primario non è accoppiato oppure fissato con altri materiali: alcuni isolanti non possono essere fusi, ma in generale il loro incenerimento se fatto solo a temperature elevate, può limitare emissione di fumi tossici.

Una valida e nuova soluzione tra le più Green di tutte è costituita dalla fibra di cellulosa che viene ricavata dalla carta di giornale riciclata. L’originale struttura del legno viene modificata durante la trasformazione in carta, in quanto le fibre si orientano in tutte le direzioni realizzando la porosità del materiale che è responsabile dell’elevato potere isolante del materiale.

  1. Forma:

Fiocchi, granuli, pannelli con 15% di fibra di poliestere di irrigidimento.

  1. Produzione:

La fibra di cellulosa si ricava dalla carta di giornale riciclata. La carta viene sminuzzata e miscelata con sali di boro che rende il materiale ignifugo e antiparassitario.

  1. Caratteristiche:
  • Elevato isolamento a freddo;
  • Elevato isolamento acustico;
  • Elevata resistenza al fuoco;
  • Elevata Traspirabilità e nessun rischio di condensa;
  • Non può essere attaccata da tarme, insetti e muffe;
  • Basso impatto ambientale;
  • Impiego semplice e veloce con il minimo di risorse energetiche;
  • Elevato isolamento a caldo solo se la messa in opera ha densità tra 55- 60 km/m3;
  • Se utilizzato nella coibentazione del tetto, si può arrivare ad abbattere il 90% delle dispersioni.
  • Utilizzabile anche in campi tessile.
  1. D) Attenzione a:
  • Perfetta posa a regola d’arte;
  • Il riciclaggio dei pannelli è problematico poiché deve tenere in considerazione la presenza della fibra sintetica di poliestere.
  • Il trattamento con sali di boro non rende la fibra di cellulosa adatta per il compostaggio poiché si verificherebbero lisciviazioni nel terreno.
  1. E) Strutture, metodi d’impiego:

Insufflaggio aperto, a pressione nelle cavità, a spruzzo compatto acustico, pannelli.

 

  1. F) Costi Generali finali:

Costa meno di qualsiasi altro materiale del medesimo tipo perché è prodotto da materiale    di scarto naturale in maniera semplice e la sua applicazione è veloce senza l’obbligo di smontaggio e senza disturbi.

L’impiego della cellulosa rientra nelle opere di ristrutturazione per migliorare l’efficienza energetica di un edificio e hanno diritto a detrazioni fiscali che coprono il 65% della spesa richiesta.

  1. G) Alcuni esempi in Italia di costruzioni in cellulosa:

     Dogana di Torino (TO), Ospedale Imperia (IM), Casa di legno (BG), Scuola di Cambiano (TO).

  1. H) La Normativa:

La norma europea UNI EN 15101-1:2013 specifica i requisiti per i prodotti di cellulosa sfusa impiegati per l’isolamento termico ed acustico di edifici quando installati in pareti, pavimenti, coperture, porticati e soffitti. I prodotti presenti sul mercato sono autorizzati dagli enti preposti, a volte sono soggetti ad approvazioni tecniche europee (ETA) e rientrano nell’elenco B dei materiali da costruzione. Il materiale è stato molto discusso per possibili fattori di rischio per gli abitanti delle case con l’isolamento a fibre di cellulosa. Perciò la messa in opera deve essere, in ogni caso, fatta a regola d’arte.

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I°parte: i “nuovi” materiali green in campo edile. La paglia.

E’ chiaro come negli ultimi anni sia aumentata l’attenzione verso l’ambiente, anche nel campo dell’architettura e del design, al fine di ricercare nuovi materiali che, oltre ad essere funzionali ed esteticamente validi, siano anche eco-compatibili, realizzati con materiali riciclati oppure derivanti dalla coltivazione e facilmente smaltibili. Ciò ha posto solide basi per un rapporto innovativo, ormai divenuto più che pragmatico tra agricoltura, industria e mercato, per la creazione e promozione di nuovi strumenti edilizi che, da una parte, mirano a rendere l’intervento architettonico sempre più genuino, dall’altra, ad incentivare l’economia locale con l’introduzione e la diffusione di nuovi prodotti.

COME RICONOSCERE UN MATERIALE ECOSOSTENIBILE.

CARATTERISTICHE, PRESTAZIONI, IMPIEGHI E NORMATIVA DELLA PAGLIA.

Sembrano tanti e particolari i nuovi materiali sostenibili immessi nel mercato edile e del design. Nell’ambito progettuale, nella scelta dei materiali sostenibili giusti da utilizzare, proprio durante la fase di progettazione, è necessario rispondere ad alcune domande fondamentali:

  • Quali sono i materiali green più adatti per il progetto in corso?
  • I materiali scelti sono realmente green?
  • Sono materiali certificati?
  • Sono materiali già testati o solo prototipi di ricerca?

Per materiale Green al 100% io intendo un materiale che, da una parte ha un processo produttivo completamente sostenibile e innocuo dal punto di vista ambientale, dall’altra, che abbia tutte le sue prestazioni realmente eco-friendly. In più la marcatura CE costituisce una garanzia di quelle che sono effettivamente le caratteristiche autoctone e le prestazioni del materiale e delle sue modalità di impiego.

Alcuni materiali arrivano in Europa come materie prime e vengono trasformati in green materials, ma provengono da Paesi in cui vengono prodotti con processi poco sostenibili e con metodologie poco consone. Altro problema sono i materiali ibridi agro-petrolchimici composti da materie agricole e fibre petrolchimiche. Tipo alcuni prodotti ottenuti mescolando insieme canapa e fibre petrolchimiche del poliestere. Oltre al ciclo produttivo inquinante, gli ibridi non sono biodegradabili e i materiali edili che li contengono diventano rifiuti tossici a termine del ciclo di vita dell’edificio e al momento dello smaltimento: la rigenerazione potrebbe recuperarli ma il materiale ne esce indebolito e il processo è un dispendio notevole di energie.  Poi ci sono alcuni prodotti dei quali non vengono dichiarati la provenienza geografica e le modalità di lavorazione. Bisogna anche far attenzione alla comunicazione ingannevole di alcuni prodotti verdi che vengono pubblicizzati come prodotti locali, cambiando anche solo il loro nome di origine.

Quindi, i “nuovi” materiali green sono veramente tanti e particolari, ma come tutte le novità, devono essere studiati bene, non solo da un punto di vista di produzione e impiego, ma anche da un punto di vista economico e di fornitura easy. Molti materiali, infatti, sono solo conseguenza di ricerche e rimangono ancora dei prototipi poco sperimentati nel campo edile, sia in Italia che all’estero.

Così, incuriosita, ho cercato di racchiudere in una serie di articoli più tutte le informazioni utili, reperite in giro, per avere un quadro completo dei soli materiali che hanno avuto un effettivo riscontro in campo edile, non prototipi.

  • LA PAGLIA.
  1. Forma:

Balle di fieno compresso. Non tutti i tipi di fieno sono adatti per essere compressi e utilizzati   nella costruzione.

  1. Produzione:

Scarto naturale derivante dalla produzione cerealicola e pacciamatura delle colture agricole, utilizzato anche in ambito zootecnico.

  1. Caratteristiche:
  • Alto potere isolante termico;
  • Alto isolamento acustico;
  • Traspirabilitàdei muri e conseguente salubrità degli ambienti interni;
  • Basso impatto ecologico;
  • Basso rischio di incendio; al contrario di quanto si possa pensare, le case in paglia resistono al fuoco più a lungo di un edificio in calcestruzzo armato.
  • Ottima resistenza sismica, inferiore anche a quella di calcestruzzo e laterizio.
  1. Attenzione a:
  • Alte percentuali di infiltrazioni e umidità.
  • Al vento unito a pioggia.
  • Utilizzo di materiali “naturali” per l’involucro.
  • Tipi di intonaco.
  1. Strutture, metodi di impiego:

I più conosciuti sono Trave-Pilastro, Platform Frame e Ballon Frame. Altri metodi sono Matrix, Load Bearing, Post and Beam, Greb.

  1. F) Costi Generali finali:

-20% totali di una costruzione in c.a.

  1. G) Alcuni esempi in Italia di costruzione in paglia:

Azienda Agricola la Boa (VE), Manufatto eco parco (PO).

  1. H) La Normativa:

 Come materiale da costruzione dovrebbe seguire lo stesso iter di definizione per      ottenere la marcatura CE, strumento necessario a diffondere un materiale nel mercato e per garantire la conformità ai requisiti essenziali previsti dal DPR 246/93 per:
– Resistenza meccanica e stabilità, di competenza del Consiglio superiore dei Lavori     pubblici;
– Sicurezza in caso di incendio, di competenza del Centro studi ed esperienze
dei vigili del fuoco;
– Igiene, salute e ambiente, di competenza del ministero delle Attività produttive;
– Sicurezza nell’impiego, di competenza del ministero delle Attività produttive
– Protezione contro il rumore, di competenza del ministero delle Attività
produttive;
– Risparmio energetico e ritenzione di calore, di competenza del ministero delle Attività   produttive.

Per ottenere il marchio CE occorre però che esistano norme armonizzate che per la paglia, come per moltissimi altri materiali da costruzione non esistono. Quindi la paglia come materiale da costruzione non è un materiale soggetto a marchio CE e non occorre certificazione di nessun tipo per utilizzarla in una costruzione.

 La responsabilità di verifica della conformità ai criteri del DPR 246/93 è a carico dei Progettista, DdL e Costruttore, che “autocertificano” il materiale reperendo tutte le informazioni possibili dalla letteratura, da pubblicazioni scientifiche, da test e certificazioni effettuati in altri paesi europei ed in corso di validità.
Tuttavia lavorare con materiali certificati garantisce a tutte le persone coinvolte nel processo costruttivo che il prodotto in questione è conforme ai requisiti essenziali previsti dal DPR 246/93.

“Legalizzare” la paglia come materiale da costruzione, in Italia, costituirebbe un notevole incentivo alla diffusione di costruzioni a basso impatto ambientale ed elevata efficienza energetica, con conseguenze positive anche nel tessuto economico: uno dei maggiori deterrenti all’impiego della paglia nelle costruzioni è la sua natura di materiale “non convenzionale” e ciò comporta, attualmente, maggiori oneri e rischi, sia nella progettazione che nella realizzazione degli edifici, dovuti anche alla mancanza di tecnici disponibili ad utilizzare tale materiale nei loro progetti.

 

 

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